Fabrizio Bocci
Fabrizio Bocci

Fra una settimana esatta Fabrizio Bocci tornerà in sideline con i Guelfi Firenze a distanza di alcuni anni dall’ultima esperienza fiorentina nel football americano. Il nuovo Offensive Coordinator dei gigliati ha ricoperto in passato anche il ruolo di Head Coach dei viola ed in vista dell’esordio stagionale della squadra sul campo dei Dolphins Ancona non potevamo che scambiare due chiacchiere con il diretto interessato per capire le sue sensazioni e saggiare le sue aspettative sull’attacco in vista della stagione di Italian Football League ormai alle porte.

Per lei si tratta di un ritorno in questa squadra, ci parli delle sue precedenti esperienze in viola.
“Dopo una piccola parentesi nel 1995 sono stato chiamato a dare una mano ai Guelfi Firenze nel 2001. L’inizio della mia carriera da coach la faccio risalire proprio a quel momento, da lì ho affrontato assieme a questa squadra un lungo percorso ed alcuni dei giocatori che erano presenti in quel frangente sono tuttora a roster. In pochi anni abbiamo scalato le classifiche dei campionati a cui abbiamo preso parte, siamo partiti con il football a nove, giocando ben due finali consecutive, vincendo la seconda all’Artemio Franchi di Firenze davanti a ben 6.000 spettatori. Dopodiché siamo passati in quella che oggi è conosciuta come Seconda Divisione dove, nel nostro anno di debutto, siamo giunti fino alle semifinali, venendo poi sconfitti a 3 yards dalla goal line dai Parma Panthers che si sarebbero laureati campioni. Al secondo tentativo ci siamo rifatti vincendo la finale al Ridolfi, una bellissima esperienza che ha portato due titoli alla società in tre anni. Da quel momento abbiamo continuato un ciclo vincente ma senza riuscire a bissare il trionfo nella Seconda Divisione. Ricordo quegli anni con molto piacere, un’avventura straordinaria vissuta a fianco di persone che ancora oggi fanno parte di questa organizzazione. Quella di allora era una bellissima squadra con un nucleo storico di giocatori che ha caratterizzato tutto il percorso”.

Cosa l’ha convinta a rientrare nel coaching staff per questo 2017?
“Ho passato alcuni anni fuori dai giochi, per poi rientrare con molta tranquillità. A me il football piace e ho continuato a seguirlo, soprattutto quello americano di college e di high school. Durante gli anni di inattività non ho mai smesso di documentarmi, restando aggiornato ed approfondendo alcuni aspetti. Quest’anno è capitata l’occasione giusta per rientrare visti alcuni aggiustamenti all’interno dello staff che avevano condotto ad un posto vacante per il ruolo di Offensive Coordinator. Spero di portare un contributo attivo ed un punto di vista diverso, sempre senza mancare di rispetto a Coach Filippo Paciaroni (quest’anno Defensive Back Coach, ndr) ed a tutti gli altri che hanno ricoperto questa carica prima di me”.

Quali elementi vorrebbe portarsi dietro dall’attacco guelfo dell’anno scorso?
“In questo sport si riparte sempre da un lavoro che è stato svolto negli anni addietro, cercando di migliorarlo e di adattarlo al proprio credo. L’attacco della passata stagione ha proposto alle cronache alcuni atleti che si sono dimostrati validi sul campo ed è nostra volontà metterli nelle condizioni migliori per poter proseguire questo percorso di sviluppo. Per il sottoscritto la cosa importante è veder crescere i giocatori, i risultati si ottengono attraverso il miglioramento della squadra e non andando ad affrontare avversari peggiori di te. Io cerco sempre di portare avanti un lavoro mirato sperando di raccoglierne i frutti”.

Qual è la sua filosofia per l’attacco? Ha un modello al quale si ispira?
“E’ sempre difficili essere inquadrati in una filosofia di gioco ben specifica, anche perché non ne abbiamo le caratteristiche. In questo gli americani sono molto più integralisti, concedimi di spendere una punta di orgoglio italiano a riguardo: gli statunitensi hanno un regime di allenamento molto più scrupoloso del nostro ma spesso si ritrovano ingabbiati in schemi rigidi, mentre noi latini siamo più flessibili e versatili quindi, con un po’ di falsa modestia, voglio dire che cerco di ispirarmi ad alcuni concetti nella speranza che tutto questo sia sostenibile in relazione al tempo che dei non professionisti sono in grado di dedicare al football americano. Un’altra cosa importante è quella di rispettare i giocatori che abbiamo senza snaturarli, difatti la prima cosa che ho chiesto dopo il mio arrivo è stata quella di visionare i filmati dello scorso anno per capire al meglio con chi avrei dovuto lavorare”.

Eddie Printz e Mike Vannucci come si stanno ambientando?
“E’ presto per poter parlare del nostro italo-americano visto che è arrivato a Firenze solo un paio di settimane fa. In questo poco tempo trascorso sul campo con lui posso comunque dire di essere rimasto impressionato dalla sua motivazione e dalla sua voglia di lavorare; a questi valori devo anche aggiungere che, in quanto a conoscenza del football, non è secondo a nessuno. Il nostro quarterback è sicuramente un cavallo di razza, non ha giocato moltissimo al college ma ha dei fondamentali di passaggio impressionanti. Vi dico che i palloni che Eddie ha distribuito ai nostri ricevitori hanno colpito favorevolmente questi ultimi, anche nel paragone con Daniel Lee Dobson (quarterback dei Guelfi nel 2016, ndr)”.

Per concludere… un giudizio generale sul suo reparto.
“Il giudizio lo darà il campo. In qualche modo sono curioso anch’io di vedere quello che riusciremo a fare. Il compito, non solo mio ma di tutto il coaching staff, è quello di mettere i ragazzi nelle migliori condizioni possibili per affrontare ogni avversario tramite aggiustamenti tattici. In vista della trasferta di Ancona vi dico che la prima partita è sempre quella più insidiosa perché non si può lavorare sulle partite precedenti”.