di Alessandro Tozzi
Dalle stelle alle stalle era accaduto tante volte anche per la nazionale italiana, ma in tempi così brevi era difficile pensarlo: il pareggio a Belfast ci regala lo spareggio di marzo, poi vedremo con chi.
Possiamo prendercela con i due rigori falliti da Jorginho (ormai ex pallone d’oro ad honorem) contro la Svizzera nelle due partite, con l’arrendevolezza della Bulgaria e con la cazzimma dell’Irlanda stasera, con le assenze di queste ultime due partite, con la mancanza di un attaccante centrale che ogni tanto la butti dentro, con quella sensazione di pancia piena che ha accompagnato queste ultime partite della nazionale, ma alla resa dei conti il bicchiere è davvero mezzo vuoto.
Anche se a marzo dovessimo andare ai Mondiali, come auspicabile, e perfino se questo bagno di salutare umiltà dovesse rivelarsi salvifico per l’animo di questi ragazzi, che guadagnano tutti in un anno quello che una persona normale fa fatica a guadagnare in una vita.
La sensazione della partita di stasera è di una storia sbagliata, per dirla alla De Andrè. Venire qui contro una squadra piena di giocatori di serie B e serie C inglese, che non ha nulla da chiedere alla classifica, sapendo che devi giocare a mille per provare a fare tanti gol e sperare che la Svizzera non ne faccia due di più, e non fare un tiro in porta che sia uno in 93 minuti, da l’idea di qualcosa che non quadra.
Non quadrano i giocatori nè le scelte di Mancini, iniziali ed in corsa, non quadra la voglia, e senza di quella non vai da nessuna parte.
Del gioco se ne può discutere, nel senso che agli Europei la tua forza era la difesa con Chiellini lucidato a festa, Donnarumma sugli scudi e Spinazzola a fare i break quando serviva, e quella tutto sommato è rimasta, pensando che due su tre di questi non ci sono oggi, mentre l’altro fa la panca al Psg.

Da molte, troppe, partite l’Italia dal punto di vista offensivo col suo 4-3-3 che di zemaniano ha solo lo schema crea poco soprattutto con chiunque giochi punta centrale, di solito Immobile, i cui numeri in campionato parlano da soli. Che non sia un fenomeno Ciro lo sappiamo, ma siamo sicuri lo siano Insigne e Chiesa? E comunque, in sua assenza, non ho visto nessuno far meglio di lui, si chiamasse Belotti o Bernardeschi, quando gioca nella sua posizione: questo è un problema sul quale lavorare, anche perchè di centravanti con quei numeri non ne nascono tutti gli anni in Italia, la media gol parla chiaro.
E dietro non hai un fantasista alla Mancini che con una magia ti mette 2/3 volte a partita solo davanti alla porta; dietro hai dei palleggiatori di qualità a centrocampo abbastanza statici, un incursore con la lingua di fuori, due ali che puntano più segnare loro che a far segnare gli altri: se ci danno campo, oggi, spesso non sappiamo cosa farne, e per un fautore del bel gioco come Mancini questa non è una bella notizia.
Ora sarà spareggio, anzi spareggi, al plurale. Complicatissimi, roba che quell’Italia Svezia di qualche anno fa sembrerà una passeggiata di salute.
Si parte in 12 squadre, si arriva in 3, bisogna vincere due partite contro due rivali diverse: la prima secca in casa nostra, la seconda secca su campo da sorteggiare. Tempo poco sapremo chi saranno tutti gli avversari: di certo Portogallo, Scozia, Russia, Svezia, Polonia o Galles, Turchia o Norvegia, Macedonia, Finlandia, più altre tre da decifrare meglio (Austria, Repubblica Ceca probabilmente).
Nel 2010 e nel 2014 uscimmo al primo turno, pareggiando con la Nuova Zelanda e perdendo col Costarica, nel 2018 non ci siamo qualificati.
Perdere il treno per il Mondiale 2022 sarebbe una mezza tragedia, nonostante l’Europeo vinto, per l’Italia tutta e soprattutto per una generazione intera che un Mondiale di calcio serio giocato dalla Nazionale non l’ha visto mai; per Mancio, stasera fin troppo spavaldo a fine partita e quindi spaventato da questa debacle, passare da genio della lampada a Ventura 2.0 sarebbe un attimo.
“Dura solo un attimo la gloria”, è il mirabile titolo della biografia di Dino Zoff, che di gloria ne ha avuta per 20 e passa anni giocati da par suo ai livelli più alti: regaliamone una copia a tutti i giocatori, gli farà bene.