Dopo Eddie Printz e Mike Vannucci, spazio a Skyler Suggs, Defensive End classe 1991 arrivato a Firenze con lo status di Undrafted Free Agent dopo gli anni di football collegiale fra Northern Iowa, Arizona JUCO e Lindenwood University. Il numero 7 dei viola, già nazionale americano, ha chiuso la sua prima stagione al di fuori dei confini statunitensi con queste statistiche: 28 tackles solo, 24 tackles assistiti, 7.5 tackles for loss per una perdita di 25 yards e 2 sacks per una perdita di 15 yards. Queste le sue impressioni:

Pensa che questa prima stagione dopo il mancato draft NFL sia stata una sorta di riscatto per lei?
“Giocare in Italia è stata una sorta di benedizione per me. Sono una persona molto religiosa e poter parlare di Cristo esplorando un’altra zona del mondo è stato veramente appagante. La NFL è una lega grandiosa ma penso che non avrei potuto avere il solito impatto che invece ho avuto nel Belpaese”.

Com’è stato giocare in Italia?
“Giocare in Italia è stato veramente divertente sia in campo che fuori ma anche molto diverso perché qui le linee d’attacco avversarie avevano me come primo riferimento e non ho mai dovuto evitare così tanti blocchi come in questa stagione”.

Cosa le manca di più di Firenze?
“Non voglio parlare di uno scorcio della città o di un posto in particolare. Quello che mi manca di più di Firenze sono le persone, i miei compagni di squadra ed i miei compagni di casa (Manuel Pallini, Eddie Printz e Mike Vannucci, ndr). Con questa gente ho stretto un legame molto speciale e saranno miei amici per sempre”.

Le è piaciuto il livello della Prima Divisione?
“Alcune volte mi sono trovato in situazioni veramente difficili a causa dell’alto livello di competizione, altre volte questo non si è verificato. In fin dei conti dico che la Prima Divisione mi ha favorevolmente impressionato per il suo livello di gioco”.

Chi è che l’ha impressionata di più fra i suoi compagni di reparto della difesa dei Guelfi Firenze?
“Sicuramente Ross Stowers e Marco Fanni. Il primo è un vero e proprio guerriero, dà tutto in campo indifferentemente da quelle che sono le sue condizioni fisiche o il punteggio del match; il nostro cornerback, invece, ha sofferto un po’ ad inizio stagione ma poi è stato bravissimo a riprendersi chiudendo alla grande e dimostrando di essere uno dei migliori italiani nel suo ruolo”.

Quali le sue sensazioni nell’aiutare i coach durante gli allenamenti delle formazioni giovanili?
“E’ stato molto bello poter dare una mano allenando dei ragazzi giovani e con tanta voglia di imparare. Ogni volta che gli davo un consiglio ascoltavano e davano il massimo per metterlo in pratica. Sinceramente ho visto alcuni prospetti veramente di alto livello”.

Pensieri speciali?
“Voglio ringraziare Ross e tutto il resto del reparto del recruiting che ha pensato a me per questa stagione. Un abbraccio anche a tutti i miei compagni che hanno dato il massimo per ottenere la salvezza. Dulcis in fundo voglio fare un saluto speciale al nostro addetto stampa, un vero appassionato di basket che mi ha fatto sentire a casa con le nostre conversazioni sulla NBA”.