Il giorno più bello della tua vita, Nelly. Piangi, ridi, scatena tutto quello che hai dentro, nel giorno che l’atletica italiana conserverà per decenni nella bacheca dei suoi ricordi. È il venerdì-6-agosto-2021 della quarta medaglia d’oro olimpica di Tokyo – mai successo nelle precedenti trentuno Olimpiadi – la decima della marcia italiana, la prima al femminile, fucina di medaglie ma non ancora d’oro (argento Perrone nel 1996, bronzo Rigaudo nel 2008). Un’impresa siderale per Antonella Palmisano: “Non mi rendo ancora conto, sono entusiasta di quello che ho fatto – le prime parole dell’azzurra, già bronzo mondiale a Londra nel 2017 e bronzo europeo a Berlino nel 2018, quarta nella scorsa edizione delle Olimpiadi a Rio de Janeiro, finalmente sul gradino più alto – È ancora più bello, nel giorno del mio compleanno. Volevo che tutti i sacrifici di questi anni potessero essere ripagati del tutto”.

Autorevole. Agonisticamente feroce e all’apparenza rilassata, consapevole in ogni singolo centimetro di strada, all’Odori Park di Sapporo. Imprendibile in quei cinquemila metri finali in progressione: “Negli ultimi 5 km ho sentito tanta energia dentro, ho portato con me tutte le persone care che mi davano forza, avevo la pelle d’oca. Si è realizzato il sogno della mia carriera di atleta. Negli ultimi mesi, ho pianto tanto. Era quasi impensabile che potessi fare l’impresa quest’oggi, ho avuto problemi fisici all’anca, sono stata ferma a lungo e temevo di dover rinunciare. L’oro di ieri di Massimo Stano mi ha fatto venire i brividi, mi ha dato una carica in più, come già successo con le vittorie di Tamberi e Jacobs e con il trionfo agli Europei di calcio. È un periodo magico per l’Italia. Adesso non vedo l’ora di sentire l’inno. E di abbracciare i miei familiari e mio marito: sicuramente sarà svenuto a casa insieme al mio cane…”. In attesa della premiazione di domani a Tokyo, a celebrare “Nelly” Palmisano a Sapporo è il presidente della World Athletics Sebastian Coe.

È un oro da condividere con tanti, con la famiglia e con il meraviglioso gruppo di Castelporziano (Roma), a due passi da Ostia, ormai il centro di gravità della marcia mondiale dopo due giornate da impazzire: “Il nostro è stato un lavoro di squadra, che si è concluso nel migliore dei modi. Porto tante persone nel cuore: in primis il mio allenatore Patrizio Parcesepe e il mio fisioterapista Cristian Bruno. Ci sono stati intoppi, è vero, ma ci abbiamo creduto sempre. Sono contenta perché credo che a casa siano veramente fieri e orgogliosi di me. Mi sono fatta un regalo per il mio compleanno e ho voluto farne uno ai miei genitori, alla mia famiglia, a mio marito e ai suoi familiari. Dietro questo risultato c’è un pool di emozioni, di persone che ti stanno accanto: un team che ha funzionato al massimo e sono grata a tutti loro. Ho reso possibile l’impossibile”.

E poi continua il racconto di questa favola a cinque cerchi: “Stanotte ho sognato la gara, l’ho sognata proprio come l’ho fatta oggi. Quindi mi sono detta: ‘se l’ho sognato, posso farlo’. Ho lasciato fare alle avversarie nella prima parte, ho aspettato finché quell’energia che avevo dentro mi ha spinto ad andare. E quando i fastidi fisici si sono ripresentati li ho gestiti al meglio”. Due pugliesi, due olimpionici, due amici e compagni d’allenamento, Antonella e Massimo, imperatrice e imperatore di marcia: “Non c’è un segreto, se non il lavoro – osserva Palmisano – Quando le Olimpiadi sono state posticipate di un anno abbiamo iniziato il countdown. Entrambi ci siamo messi in testa che il nostro momento doveva essere oggi. Ci abbiamo creduto. A Ostia, da anni, abbiamo trovato il posto ideale dove allenarci, non soltanto per la presenza di Patrick, ma anche per il gruppo che abbiamo formato, cioè il nostro #ParceTeam, in una struttura adatta agli allenamenti di alto livello, il centro sportivo delle Fiamme Gialle a Castelporziano”.

Patrick, appunto. Alias Patrizio Parcesepe. Due giornate a tutto volume, fuori da ogni regionevole immaginazione, per l’ex marciatore pontino che dal 2012 allena Antonella e ha formato un gruppo di ragazzi seri, talentuosi, ampliato negli anni, coinvolgendo anche Massimo Stano. Chi altro potrà dire di aver accompagnato due azzurri alla medaglia più preziosa nel giro di 24 ore? Non a caso, Nelly Palmisano lo presenta come “il più grande allenatore di tutti i tempi”. La parola va a Patrick, solitamente schivo, finalmente alla meritata ribalta: “I risultati di Antonella e Massimo non sono il merito di una persona ma di un lavoro d’equipe, che ha visto l’intervento di tanti professionisti, in vari settori, nel corso di questi cinque anni. Fosse soltanto un’atleta, sarei innamorato di Antonella. Peccato sia anche una gran rompiscatole… – scherza il coach – quando gareggia però si trasforma in una farfalla. Le ho detto che la gara si sarebbe risolta in quattro chilometri da marciare a tutta velocità. ‘Decidi tu quanto’, sono state le mie uniche parole. L’auspicio? Vorrei vederla mamma”. E su Massimo? “È un masochista: più fa fatica, più è contento. E quando è in gara, al top dello sforzo, è un uomo felice”. Che insieme ad Antonella ha fatto felice anche l’atletica e lo sport italiano.