La XXV edizione della Maratona Internazionale di Roma ha superato quota novemila iscritti. Un traguardo insperato, all’inizio del percorso organizzativo, che fornisce al presidente federale Alfio Giomi lo spunto per una serie di riflessioni sulla corsa del 7 aprile. “Considerati i tempi del nostro intervento – le parole del presidente – non si può che essere felici per questo risultato. Roma può certamente puntare ad altri obiettivi numerici in futuro, ma la Federazione è intervenuta, in ossequio al bando del Comune di Roma, solo ad autunno inoltrato. Lo considero un piccolo miracolo, frutto del lavoro di tanti, che non smetterò mai di ringraziare, a cominciare dal coordinatore Fabio Martelli, il tutto in sinergia con l’Amministrazione capitolina. E aggiungo che smetteremo di raccogliere iscrizioni a quota 10.000 (ne restano 437), perché questo era il numero massimo sul quale abbiamo strutturato la macchina organizzativa, e non potremmo andare oltre senza comprometterne il buon esito”.
Quota diecimila può voler dire un nuovo impegno diretto della FIDAL sulla Maratona Internazionale di Roma?
“No, non è questione di numeri, non c’è nessuna possibilità che questo accada. Non siamo e non diventeremo soggetto organizzativo, come ho ripetuto in ogni occasione pubblica nella quale mi sia stato chiesto di esprimermi sulla Maratona Internazionale di Roma. Il nostro è sempre stato un ruolo di garanzia, descritto egregiamente in questi termini nel bando: siamo intervenuti per assicurare la continuità nello svolgimento della manifestazione, che è patrimonio dell’atletica italiana. Il Consiglio federale, per rafforzare il concetto, ha anche approvato all’unanimità, nello scorso dicembre, una delibera che ribadisce la volontà di non proseguire nella organizzazione della corsa”.
Poi sarà estate. E arriverà anche il momento del Golden Gala, in programma allo stadio Olimpico di Roma il 6 giugno.
“Lo immagino come uno dei più belli degli ultimi anni, un’edizione da andare a vedere, per applaudire dei campioni italiani in grado di sfidare, da pari a pari, quelli stranieri. Sarà l’edizione di Filippo Tortu e Gianmarco Tamberi, ovvero i due atleti che oggi più ci rappresentano nell’immaginario collettivo, ma che sono i portabandiera di un movimento molto più ampio. Poi potremo pensare al 2020, ad una edizione che sarà altrettanto rilevante perché cadrà nell’anno olimpico, e perché il meeting lascerà Roma (lo stadio Olimpico non sarà disponibile per gli Europei di calcio, ndr). Stiamo lavorando con il Comune di Milano perché si possa arrivare ad una definizione ufficiale del progetto in tempi brevi”.

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