Foto di Ferdinando Mezzelani gmt

“La Lega Pro rappresenta la terza divisione del mondo professionistico del calcio. Attualmente è un network territoriale composto da ben 60 club, quindi è sicuramente il campionato con la maggior presenza sul territorio italiano nel calcio professionistico. Al suo interno ci sono squadre con dimensioni differenti sia a livello economico sia territoriale. Sono presente brand importanti che hanno militato in Serie A come Palermo, Catania e Bari. Inoltre, vi sono tante belle realtà che hanno trovato la propria dimensione nella Lega Pro seppur mantenendo ambizioni di salire di categoria”. E’ quanto ha affermato ad Agimeg il neoeletto Vice Presidente vicario della Lega Pro, Marcel Vulpis (nella foto in primo piano). “La mia elezione è stata una sfida professionale nata ad agosto. Essendo un’elezione e non una nomina hai bisogno di prendere il maggior numero di preferenze e nel mio caso 39 club su 57 mi hanno votato. Inizialmente volevo candidarmi al ruolo di presidente, ma ho avuto modo di incontrare l’attuale presidente Francesco Ghirelli e dalla convergenza dei programmi e sulla visione dello scenario abbiamo convenuto, che, in questa fase storica, fosse più logico che lui proseguisse il suo mandato e io facessi un percorso di crescita su alcune tematiche ben precise.

Con il presidente Ghirelli – prosegue Vulpis – c’è una grande convergenza sulla stragrande maggioranza dei punti programmatici che sintetizzati puntano su una sostenibilità globale di tutto il sistema della Lega Pro. Prima di tutto mettere il settore in sicurezza in questa stagione particolare, ma successivamente rendere i club sempre più competitivi e offrire uno spettacolo sempre migliore. Bisognerà anche far sì che i club abbiano una Lega che li supporta in termini di progetti e servizi.

Le sponsorizzazioni dal mondo del gaming non sono state inserite in modo specifico all’interno del programma perché è una decisione che io posso avallare ma c’è bisogno di una volontà politica che decide di aderire alla richiesta. Contestualizzando il mercato del calcio italiano c’è una contrazione netta del ticketing che solo in Serie A è costata il 10-12% del fatturato. Successivamente, c’è il tema delle sponsorizzazioni che dalla pandemia ha subito una forte contrazione perché le imprese sono state più concentrate a tutelare i propri lavoratori piuttosto che investire in sponsorizzazioni. Dunque, anche questo mercato ha subito una forte contrazione. I diritti TV sono stati un’ancora di salvezza, ma scendendo di categoria il valore di tali diritti vanno naturalmente a calare.

Ci tengo a sottolineare che sono rimasto colpito in modo assolutamente positivo dalle parole di Moreno Marasco, presidente dell’associazione Logico (associazione che raggruppa le più importante aziende di gioco online ndr) manager che io stimo personalmente e che ha dimostrato, pur dovendo rispettare il Decreto Dignità, di avere una visione di scenario di medio-lungo periodo di economia applicata al calcio. Le sue parole sono state assolutamente equilibrate e dimostrano che c’è la possibilità di aprire un tavolo con gli operatori del settore e le associazioni di categoria per trovare soluzioni. Credo che se un operatore, che ha sempre effettuato grandi investimenti in pubblicità, arriva a sostenere che serva una regolamentazione degli spazi pubblicitari e sponsorizzazioni dimostra una grande maturità a livello politico-istituzionale, ma sempre sotto il coordinamento della FIGC. Bisogna far sì che la politica non possa far finta di non vedere i segnali di apertura che arrivano da associazioni di categoria. E’ il momento di tornare sui propri passi e capire che gli operatori del gioco legale sono regolari e hanno diritto di utilizzare, come qualsiasi tipo di impresa, il canale della pubblicità. Chiaramente – sottolinea Vulpis – bisogna magari evitare bombardamenti pubblicitari come in passato, ma lo Stato può affrontare il problema della ludopatia con l’aiuto nel monitoraggio degli operatori di gioco legale che sono sempre stati disposti a farlo.

Lo sport italiano ha già dichiarato di aver bisogno di tutte le risorse da qualsiasi campo dell’economia ed i 30/40 milioni di euro che erano disponibili prima ci sono e ci potranno essere. Dunque, vista la necessità attuale perché non sospendere il Decreto Dignità per 2 anni così di dare respiro al mondo dello sport. Io credo che se si aprisse ad un tavolo di concertazione il presidente Ghirelli sarebbe pronto a discuterne. Ma prima che ciò avvenga deve esserci un passo in avanti dalla politica. Il tavolo che si potrebbe aprire deve partire dalla visione concreta delle problematiche del nostro comparto: dobbiamo dare ossigeno ai club. Se c’è bisogno di rispettare delle regole rigorose per la pubblicità non credo che gli operatori di gioco avranno grossi problemi dato che hanno rispettato il divieto impostogli dal Decreto Dignità e potrebbero tornare a far circolare risorse in un sistema che oggi ne ha bisogno. Penso che la politica serva proprio a migliorare la qualità di vita dei cittadini e delle imprese. Chiediamo quindi alla politica di esercitare il proprio ruolo nell’assoluto rispetto di questo Governo e, più in generale, delle istituzioni. Le eventuali sponsorizzazioni non sono soldi che arriverebbero dallo Stato, ma da aziende private legali che operano nel settore del gioco autorizzate dallo Stato. Rinunciarvi mi sembra davvero un autogol. Il presidente Ghirelli pensa costantemente a come aiutare i club e questa mi sembra una via concreta, facile, utile e che non peserebbe sul sistema paese. Senza questo tipo di apertura si regala un rigore a porta vuota alla criminalità organizzata che sfrutta il gioco illegale. Se chiudiamo la porta a chi opera nel settore legale facciamo un errore. Tali imprese hanno diritto di lavorare e creare posti di lavoro e ricchezza”.