“Anche qui, nel ’38, in applicazione delle leggi razziali, tutti i soci di religione ebraica furono espulsi. Una pagina nera della nostra storia, riscattata dal fatto che questo fu però il primo Circolo a riammettere soci ebrei all’abrogazione di quelle leggi. Uno dei motivi d’orgoglio per chi appartiene al Canottieri Roma”. Nelle parole del vicepresidente del Circolo Canottieri Roma, Stefano Brusadelli, il significato di una cerimonia sempre sentita nella sede di Lungotevere Flaminio 39. Per la quindicesima volta nella sua storia, il club si è unito alle celebrazioni del Giorno della Memoria, istituito dalle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Regia dell’evento come sempre affidata al socio Italo Massimo Amati, al quale si deve la complessa e rigorosa ricerca storica che ruota ogni anno attorno a un tema principale. Stavolta si è parlato appunto delle leggi razziali, in vigore dal 1938 e abrogate nel 1944, e di come queste furono accolte dal popolo italiano, e cioè spesso nella più agghiacciante indifferenza.

La cerimonia è stata aperta dal presidente del Circolo Massimo Veneziano, anche lui apparso commosso nel corso delle letture e delle testimonianze. Simone Amati ha invece introdotto il tema leggendo un estratto dal Manifesto degli scienziati razzisti sottoscritto il 14 luglio 1938. A lui è spettato anche il compito di accendere la candela, recitando poi il Salmo 117.

Come da tradizione anche il pensiero per i soci Saverio Coen e Boris Landsman, tra le vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. A ricordarli sono stati i loro discendenti Gabriele Coen e Giorgia Eichberg.

L’intervento del vicepresidente Brusadelli ha fatto poi da preludio alle letture su testi di Piero Terracina, deportato del lager di Auschwitz-Birkenau da sempre impegnato a dialogare sulla Shoah con i giovani. Particolarmente toccanti le testimonianze dello storico socio del Circolo Bruno Piattelli, e di Ugo Foà. Entrambi si sono soffermati sull’esclusione degli studenti ebrei dalle scuole italiane. “Gli anni che mi furono rubati allora – il commento di Foà – è come se li avessi recuperati piano piano entrando oggi, nelle scuole, a consegnare la mia testimonianza. Trovo molto interesse da parte delle nuove generazioni. Certo ho trovato anche chi ha provato a sollevare dubbi sull’Olocausto: una volta, come risposta, elencai ‘semplicemente’ il nome dei bambini uccisi nei campi di sterminio”.

L’ultimo intervento è stato quello del fondatore e presidente del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale, professor Luigi Cancrini. Un’analisi lucida, da uomo e da professionista, sul tema dell’indifferenza.

Chiusura con la recita dell’Ani Ma’amin, il canto tradizionale che gli ebrei eseguirono prima di entrare nelle camere a gas dei campi di sterminio. Il momento più toccante, ripercorrendo nel dolore una pagina di storia su cui riflettere. Le lacrime di ieri, le lacrime di oggi.