Antonio Urso
Antonio Urso

“Riduzione netta di 64 atleti ai prossimo giochi olimpici di Tokyo e una categoria in meno tra quelle maschili. Da 260 atleti presenti nelle altre edizioni dei Giochi Olimpici, siamo passati a 196. Un responso duro, drastico, dal quale non si torna indietro. Non male in risposta alla elezione di colui il quale ha sempre sventolato in ogni occasione che la pesistica è forte e non corre nessun problema. E’ sicuramente il peggiore degli inizi per un nuovo quadriennio olimpico, a prescindere da chi sia al vertice della Federazione Internazionale; non c’è però bisogno di dietrologia o di sarcasmo e neanche di eccelse capacità politiche per notare che questo non è davvero il migliore dei riconoscimenti per il lavoro, evidentemente non così impeccabile, fatto in termini di sviluppo a favore di questo sport da parte del rieletto presidente.

Purtroppo questa è la prima rata del conto che dobbiamo cominciare a pagare per una gestione di fatto inadeguata, che fa percepire il nostro sport come una fabbrica di dopati e di poteri privati. E ora con quale credibilità la IWF potrà presentare entro il 31 dicembre 2017 un progetto di totale riforma per convincere il CIO a farci rimanere nel programma olimpico del 2024? Mi riferisco al fatto, molto semplice, che gli eletti nello scorso congresso di Bangkok in ogni organo statutario, rappresentano oggi oltre 200 casi di positività nella pesistica negli ultimi anni. Un pessimo biglietto da visita al CIO, senza dubbio. Sarebbe stato interessante analizzare tale progetto di riforma prima delle elezioni al vertice IWF, da parte di entrambi i candidati alla presidenza; forse le urne avrebbero dato un altro responso. O forse la decisione del CIO non è venuta a caso dopo quella dell’IWF.
Il warning dato alla IWF da parte del Presidente Bach è stato categorico e mai di tale ristrettezza nella storia del CIO ad una federazione internazionale.
Siamo stati l’unica disciplina ad avere lasciato sul campo un numero impressionante di atleti, circa il 30% oltre che una categoria. Gli altri sport seppur perdendo qualcosa, in proporzione nulla rispetto alla pesistica, hanno d’altro canto guadagnato medaglie. E il bello è che l’IWF nel presentare la riforma del CIO sbandiera la riduzione di una categoria maschile come una vittoria per il mondo femminile, perché il tanto auspicato pareggio di genere arriva per sottrazione di una categoria maschile non per aggiunta di una femminile.

Era il 2008 quando scrivevo in un editoriale della rivista della EWF a proposito di questo scenario. Mi ricordo bene che in molti, anche tra gli amici, mi presero per visionario, una Cassandra fu il commento più gentile; oggi invece siamo costretti a correre ai ripari che sinceramente mi sembrano improponibili considerato quello che il CIO ci chiede rispetto al tipo di cultura che gravita intorno al nostro sport.
Sono oltretutto preoccupato perché questa drastica riduzione del numero degli Atleti partecipanti ai Giochi Olimpici, anziché scoraggiare l’uso di doping, lo possa addirittura fare impennare. Sappiamo tutti quanto sia importante partecipare ai Giochi Olimpici perché questo traguardo è fondamentale in termini di riconoscimento da parte dei Comitati Olimpici sui contributi della Preparazione Olimpica. Gli Stati dove ci sono stati i maggiori numeri di casi di positività generalmente, la pesistica rappresenta lo sport con il quale si conquistano se non le uniche, le poche medaglie olimpiche e non credo che ci rinunceranno facilmente. Non voglio neanche immaginare una eventuale esclusione dai Giochi Olimpici; la nostra Federazione lascerebbe sul campo risorse economiche vitali.
E non lo sapremo mai con certezza, ma riesce difficile pensare che l’IWF non fosse stata avvertita dal CIO di queste decisioni, magari anche solo in forma preliminare. Provate a immaginare se questa notizia fosse arrivata il giorno prima delle elezioni IWF anziché una settimana dopo; il CIO sicuramente non avrebbe cambiato decisioni, ma forse a cambiare sarebbe stata la storia dell’IWF e di tutta la Pesistica.
Cari amici in genere chi ha ragione anche a posteriori in termini di ego, dovrebbe avere il piacere della rivalsa; vi confesso invece che questa notizia del CIO mi ha veramente rattristato perché sarebbe bastata un poco di lungimiranza e non la sola brama del potere affinché oggi potessimo parlare d’altro, ma evidentemente il destino di questo sport ha bisogno di un totale azzeramento per ripartire con nuove regole e in particolare con nuove persone”.

Antonio Urso, presidente Fipe