Professione mental coach
Professione mental coach

Sandro Corapi, mental coach di Hernanes e Candreva, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei nella trasmissione “Buongiorno Capitano”. «Ho avuto un’estate impegnativa con la Svizzera di Petkovic, è stato entusiasmante essere agli Europei anche se virtualmente. Vlado mi chiamava telefonicamente chiedendomi consigli e io da remoto facevo un collegamento Skype. Noi interveniamo quando la squadra sbaglia approccio; le parole sono importanti, è importante sapere come dirle per arrivare ai giocatori. Le sedute? Possono essere incontri individuali e collettivi, dipende dagli obiettivi: alla Lazio ho iniziato da incontri di gruppo, poi chi voleva si è confrontato singolarmente. Il primo fu Miro Klose, l’uomo che aveva vinto di più. Poco dopo ci fu il 6-0 al Bologna, la vittoria con l’Inter ed il 26 maggio». Cosa chiedeva Petkovic? «Mi chiedeva spesso dell’approccio alla partita, per la quale bastano leve motivazionali universali, bisogna incidere con le giuste parole a livello emozionale e non è necessario avere una conoscenza diretta del soggetto». Ma un professionista non dovrebbe avere in sé le motivazioni? «Ce le ha di base, ma ciò non toglie che possa migliorare la prestazione. Noi non parliamo tecnicamente, ma tramite domande al soggetto gli facciamo capire cosa sia meglio per lui. Non diamo indicazioni, ma portiamo la persona a capire cosa deve fare». Nel calcio il mental coach ha preso piede come in altre discipline? «Molti atleti si rivolgono a noi. A Rio 2016 molte federazioni si sono avvalse di mental coach: crescono stress e pressione quindi gli atleti hanno bisogno di una valvola di sfogo che non è detto siano allenatori o compagni di vita. Serve lucidità fisica oltre alla tecnica e alla tranquillità mentale». Tutti possono avvalersi del vostro ausilio? «Tutti coloro che lo ritengono importante. Noi non dobbiamo imporci sull’atleta, la persona deve sentire il bisogno di avvalersi di un mental coach altrimenti il messaggio non passa. Spesso è per questione di arroganza e presunzione non si accettano queste figure». Candreva come sta? «Lui di base è costante. Prepariamo tutte le gare singolarmente a livello mentale, vedi anche i due assist per Immobile in azzurro. C’è una fase di assestamento o di ambientamento nella quale noi interveniamo perché non ci sia un contraccolpo in campo». Come si effettua? «Meglio di persona quando si può. Si incide di più anche perché si osserva il linguaggio del corpo. Generalmente si avvicina a noi chi percepisce un disagio sia in forma di prestazioni e di rapporto interpersonale, ad esempio col tecnico». Quale il confine tra psicologia e mental coach ? «Lo psicologo agisce su elementi clinici, noi lavoriamo sugli obiettivi. Siamo più pragmatici senza scandagliare il passato: diciamo che siamo medici della mente razionale e non dell’anima».