Camp Nou
Il teatro delle giocate di Maradona e Messi, Kubala e Rivaldo, Romario e Stoickov

Forse non è lo stadio più bello del mondo come vogliono far credere i catalani, ma certo il Camp Nou (o Nou Camp, fate voi) resta uno degli impianti sportivi più affascinanti del pianeta, teatro nel corso degli anni delle giocate di Maradona e Messi, Kubala e Rivaldo, Romario e Stoickov, così, presi a casa ma comunque gente capace di dare del “tu” al pallone coccolandolo e vezzeggiandolo quasi fosse un cucciolo d’uomo. In compenso potremmo tranquillamente definirlo lo stadio dell’indipendenza della Catalogna, ovvero di quella “nazione nella nazione” che riesce a far proseliti anche lontano dai confini spagnoli.

Oltre novantanovemila posti, è lo stadio più capiente del Vecchio Continente, costruito nel 1957 su pianta ellittica al termine di tre anni di lavori e tirato su in risposta ai madrileni, che da poco s’erano inorgogliti col “Santiago Bernabeu”. Il Camp Nou ha vissuto l’Europeo del 1964, il mondiale del 1982 (e l’Italia di Bearzot proprio a Barcellona conquistò la finale di quel mundial, battendo 2-0 la Polonia) oltre a una finale di coppa dei Campioni e una di Champions league, due finali di coppa delle Coppe, una di coppa delle Fiere e cinque di Supercoppa Uefa. Ovviamente per tacere dei trionfi della squadra di casa, che si perde il conto di quanti e quali trofei possano trovare spazio nella bacheca. Nato per sostituire trentacinque anni dopo la nascita lo stadio “Les Corts”, costruito nel 1922 e demolito quarantaquattro anni dopo. Stadio monumentale, il Camp Nou ospita un museo dedicato alla squadra di casa che ogni anno ospita una media di un milione e mezzo di ingressi, col pubblico che può spaziare in un’area di tremilacinquecento metri quadrati fra coppe, targhe e cimeli d’ogni genere. Una vera e propria cattedrale, la “Catedral del Barca”.

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