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Blera e la leggenda di “Pappetta”

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di Massimiliano Morelli
Ci stanno due ragazze che sembrano bambine, ma non lo sono, che servono ai tavoli e, anzi, gestiscono l’andirivieni di piatti e persone. Ci stanno profumi indimenticabili, sapori forse mai provati e gentilezza particolare. E poi c’è la leggenda di “Pappetta”, da cui prende il nome il locale, piccolo ma quanto mai accogliente. Pappetta è un omone classe 1978 che ci osserva con delicatezza mentre occupiamo i tavoli. E lo chiamano così perché sin da bambino ogni giorno faceva colazione con latte e biscotti, solo che fin quando la scatola dei biscotti non era finita e il latte s’era trasformato in pappetta – appunto – lui non si alzava da tavola, che la colazione – lo sapete no? – è il piatto principale della giornata.

Ho visto un tizio prendersi tre piatti di coratella, e dire che la coratella prima di entrare in quel luogo magico di Blera, il tizio in questione (che poi è un rinomato avvocato romano) neanche la mangiava. Ho visto gente “nuotare” nei fagioli con le cotiche, altri leccarsi i baffi (anche perché i mustacchi sotto al naso li avevano davvero) dopo aver arrotolato pasta condita col sugo di pecora, ho visto visi e volti di persone la cui leggenda sul “quanto mangiavano” anticipava il loro arrivo nei locali e che quando si sono alzati da tavola da “Pappetta” hanno detto d’esser satolli proprio mentre le due ragazze dell’inizio raccontino continuavano a portare piatti e pietanze.

Dietro le quinte due signore in cucina, due donne che t’affacci e rimpiangi di non averle conosciute prima, perché due donne così, che ti fanno star bene a tavola, sono da sposare, altro che veline, modelle e influencer. Ma che ne sanno quelli che s’accontentano dell’insalatina scondita non perché stanno a dieta perenne, ma perché le compagne manco sanno condire due foglie di lattuga?
Vabbè, finisce qui, mentre rimpiangiamo il tempo volato, coi piedi sotto il tavolino e quei dolcetti al vino che ti hanno incartato alla fine perché a una delle due ragazze che servivano ai tavoli (che poi sono le reali proprietarie del locale; e una delle due frequenta pure l’università) hai fatto gli occhi da pesce lesso innamorato e le hai sussurrato “ho il cane a casa, li posso avere due biscottini da portargli?”, senza dirle che Fido manco ce l’hai più.