E’ partita l’avventura di Valerio Rossi, romano trapiantato a Valcanneto, che in sella alla sua bicicletta viaggia per un tour europeo che da Vienna lo condurrà fino in Cappadocia. Il ciclista, costeggiando il Danubio, attraverserà la Slovacchia (con arrivo a Bratislava), poi l’Ungheria (Budapest), la Croazia, la Serbia (Belgrado), la Romania (spazio ai Carpazi) e la Bulgaria, prima di sbarcare nel Mar Nero ed entrare in Turchia, con tappe a Istanbul, Ankara e arrivo – appunto – in Cappadocia. In totale sette nazioni e 3100 chilometri davanti a se.
Rossi non è certo un neofita, la sua precedente performance gli fece percorrere 7000 chilometri in 59 giorni. Partito da Formia, seguì la Francigena del Sud (Roma e il Vaticano); poi, seguendo sempre il tracciato della Francigena, valicò Appennini e Alpi, fino ad arrivare a 2500 metri di quota; a seguire l’ingresso in Svizzera seguendo il Rodano, poi la Francia, fino al Mediterraneo. Un luogo affascinate dopo l’altro: dal Canal du Midi ai Pirenei, alla Spagna, seguendo tutto il Camino de Santiago, fino all’Atlantico. E poi al ritorno il Camino del Norte, di nuovo in Francia attraverso Gascogna, Garonna, Massif Central, Cammino di Puy, e seguendo l’itinerario Eurovelo6 entrò in Germania per risalire la Foresta Nera fino alla sorgente del Danubio, costeggiato con arrivo a Vienna. La capitale austriaca, dunque, fece da traguardo lo scorso anno e stavolta rappresenta lo start, quasi un segno di continuità delle pedalate.

Per la cronaca Valerio Rossi viene supportato dalla famiglia, da un team di ciclismo che gli ha donato la divisa, e in sella alla sua bicicletta realizza il suo sogno di viaggiare. “Ho iniziato ad andare in bici – ha spiegato il ragazzo prima della partenza – per conoscere i luoghi non come turista ma come studioso geografo cosciente di ciò che vede”. E ancora: “Ho continuato poi a pedalare per evadere dall’ufficio, ma ora mi spingo oltre i miei limiti perché è diventata quasi un’ossessione, devo farlo per non rimanere fermo e incastrato in questo mondo”. Rossi, che di professione fa l’informatico, è schietto e sincero nel descrivere la sua felicità: “Ho visto posti meravigliosi, ho incontrato persone che mi hanno ospitato, trascorso notti sotto le stelle, e ho faticato, forse più con i pensieri che con il corpo. La mente lavora più delle gambe”.