Offre spiragli da fantascienza il calcio moderno, capace di trasformare i tifosi in tuttologi, vedi per esempio i nuovi esperti d’alta finanza che discettano sempre più su entrate e uscite di cassa del proprio club che di formazioni, calciatori e verticalizzazioni verso l’area di rigore. Così, scavalcato il dilemma dello stadio a tinte giallorosse, vera e propria incompiuta di quattro gestioni comunali, non può mancare all’appello delle cose da dire, più che da fare, quella sullo stadio dei laziali. Un impianto sportivo che potrebbe essere presentato – sottolineiamo il “potrebbe” – a giugno, e che “potrebbe” – e sottolineiamo di nuovo il “potrebbe” chiamarsi “Stadio delle Aquile”. Ricordate l’idea del 2005, già presentata in Campidoglio? Ecco, cancellatela, tutto è modificato, anche perché nel frattempo (anno 2014) è stata scritta e approvata una nuova legge sugli stadi, perché qui in Italia può scoppiare una guerra, possono aumentare le accise della benzina e le tasse, ma guai a non avere uno stadio di proprietà. La nuova casa della Lazio “potrebbe” (e ancora lo sottolineiamo) sorgere sui terreni presenti al chilometro 6 (e 200 metri) della via Tiberina, area di proprietà del gestore del sodalizio biancoceleste Claudio Lotito. E… il vincolo idrogeologico? Ma non sono i terreni dove il Tevere andrebbe fatto esondare in caso di piena? Tutto risolto, la nuova intenzione del patron laziale è quella di creare vasche di compensazione in grado di sostituire i terreni dove andrebbe edificata la struttura, permettendo di rendere il progetto a norma di legge. Chiusura di sipario sul passato che ritorna in auge. Nel bailamme di idee e proposte, tavoli di lavoro e viaggi onirici, anche le dichiarazioni dell’ex sindaco Valter Veltroni, pronto a raccontare che propose alla Lazio di prendere lo stadio Flaminio. Prosit.