Da una parte un team esperto, che dal 2013 ad oggi ha disputato 6 finali scudetto del Campionato Italiano Football Americano Prima Divisione vincendo, in precedenza, in ben 4 occasioni su 5, dall’altra una squadra formata da un mix di vecchi leoni e giovani di prospettiva che mai prima d’ora, con la sola eccezione di Giacomo Bonanno, si era spinta così avanti nel massimo torneo italiano dello sport più amato negli USA.

A dividere gli Estra Guelfi Firenze da un sogno che è diventato sempre più tangibile con il passare delle partite resta solo il baluardo chiamato Seamen Milano. I meneghini affronteranno l’Italian Bowl di sabato 6 luglio (kick-off ore 21) da testa di serie numero 1 del tabellone, un risultato legittimato anche dalla vittoria senza storia nella semifinale contro i Ducks Lazio. I viola di Coach Art Briles, invece, sono approdati alla finale dopo aver terminato la regular season in terza piazza ed aver regolato nella fase ad eliminazione diretta i Giaguari Torino prima e la corazzata dei Giants Bolzano poi. Con quattro quarti (e forse qualcosa in più) di storia sportiva da scrivere gli atleti viola saranno chiamati all’ultimo extra effort per portare Firenze e tutti i tifosi gigliati al loro primo scudetto nella storia del football americano. Un risultato che il team guelfo potrà raggiungere solo limitando gli errori e lottando fianco a fianco, come sempre accaduto in questo torneo, fino all’ultimo snap di un confronto che sta già animando quella parte d’Italia (e non solo) che respira football tutto l’anno e che smania per assistere ad una partita che si preannuncia aperta ad ogni risultato.

A rilasciare alcune dichiarazioni coach Fabrizio Bocci.

Italian Bowl sulla sideline dei viola. Quante volte hai sognato questo momento? Ad inizio stagione ritenevi possibile raggiungere un traguardo del genere?
“Ogni persona coinvolta nello sport agonistico matura proprie ambizioni ed obiettivi. Credo che non si debba vivere di sogni ma di ambizioni, perché sognare e basta di solito non porta risultati. In un famoso detto americano, di seguito tradotto, si dice che il vocabolario è l’unico posto in cui il successo (success) viene prima del lavoro (work). A me piace integrare questa affermazione dicendo che in italiano non accade neppure lì. Vedo sempre il raggiungimento di obiettivi importanti come risultato, conseguenza del proprio lavoro e mai come prerequisito. Per spiegarmi meglio, non si può decidere a tavolino di voler vincere qualcosa, ma si può lavorare duramente per farlo accadere. Una delle tante cose che ha portato l’arrivo di Coach Briles è senza dubbio l’entusiasmo. Con lui non ci sono stati mai limiti, ha sempre infuso tranquillità, consapevolezza e determinazione. Già ad ottobre ci diceva che avremo giocato la finale, credo che abbia avuto ragione perché ce la siamo meritata. Adesso che siamo in gioco, vogliamo arrivare fino in fondo e scrivere una pagina importante per la storia del football e di Firenze”.

Silas Nacita ha cambiato la squadra gigliata, non solo con le sue giocate ma anche con la sua mentalità. Ne avevi mai visto uno così prima di lui?
“Silas è un fuoriclasse, non per qualcosa in particolare ma perché è veramente competitivo in qualsiasi cosa faccia, anche con se stesso. Mi raccontano di discussioni sui social nel tentativo di identificare il miglior giocatore di sempre: è difficile giudicare chi sia stato il miglior QB o RB mai arrivato in Italia, probabilmente lui non è il migliore in un ruolo specifico, ma non ho mai visto un giocatore avere il suo impatto sulle partite di football. Dobbiamo toglierci tanto di cappello per quello che ha fatto e sta facendo, anche se mi piace sottolineare che si gioca sempre in 11”.

La tua linea d’attacco ha fatto faville in chiave Blue Team. Cosa ne pensi di Lelli, Lodovichi e Ruotolo in nazionale?
“I ragazzi della linea d’attacco sono praticamente gli stessi dello scorso anno con l’aggiunta di Gianluca Santini che proviene dalla Terza Divisione. Questa stagione hanno fatto veramente bene, non mi piace spendere un nome sopra agli altri perché questo reparto più di tutti gioca come una unità e non come dei singoli. Credo che il sistema di gioco introdotto da Coach Briles li abbia aiutati ad essere sempre sicuri di quello che stanno facendo, dandogli modo di potersi concentrare più sull’esecuzione che sulla parte tattica”.

Import fortissimi da entrambe le parti, ma entrambi gli attacchi sono dotati anche di italiani di altissimo spessore. Con Federico Carboni e Giacomo Bonanno per gli Estra Guelfi Firenze e Danilo Bonaparte e Stefano Di Tunisi per i Seamen Milano lo spettacolo di certo non mancherà in questo Italian Bowl.
“Due squadre molto ben assortite con import ed italiani di valore. Credo che questo confronto esprima correttamente quanto si è visto durante la stagione. Le partite non le vincono solo gli americani, mi aspetto che il pubblico si divertirà”.

Quasi nove mesi passati condividendo allenamenti e partite con Coach Art Briles. Cosa ti ha divertito e impressionato di più nel vedere una delle menti più brillanti del football a lavoro al “Guelfi Sport Center”?
“Aver avuto la possibilità di lavorare a stretto contatto con Coach Briles è un privilegio che nella vita è toccato a pochi. E’ stato molto istruttivo vedere dall’interno un approccio al football decisamente diverso dalle filosofie di gioco e di allenamento tradizionali. Mi ha sorpreso la semplicità e naturalezza con cui le sue squadre riescono ad eseguire partendo da alcuni concetti che possono sembrare banali ma combinati fra loro diventano letali per le difese. Come persona non posso far altro che spendere parole importanti perché si è dimostrato molto attento ad inserirsi subito nel nuovo contesto, a capire le esigenze della squadra e dei ragazzi mettendosi sempre a disposizione di tutti. Non ha mai fatto pesare a nessuno il suo status, anzi, ha sempre messo i suoi interlocutori a proprio agio. Mi sento anche di sottolineare il grande lavoro che hanno fatto Johnny Franco con la difesa e l’aiuto dato da Mike Vannucci e Pat Colbert per l’attacco. Se siamo arrivati a questo punto è anche merito loro”.