Che il Rally Italia Sardegna avesse una fama di evento capace di mettere a dura prova uomini e mezzi lo si sapeva ma le prove di resistenza alle quali è stato sottoposto Andrea Sandrin, in sole quattro speciali, hanno dell’incredibile.

Il pilota di Povegliano, Venerdì scorso, si presentava al via dell’appuntamento valido per il Campionato Italiano Rally Terra, alla guida di una Ford Fiesta R5 di Ferrari Motor Team e con il locale Marco Corda alle note sul sedile di destra, ritornando in Sardegna dopo undici anni.

Partito in coda ai protagonisti del FIA World Rally Championship il portacolori di Hawk Racing Club incappava subito in una foratura, a pochi chilometri dall’inizio della prima prova speciale.

“Dopo i primi cinque chilometri di gara” – racconta Sandrin – “abbiamo forato l’anteriore destra. Non potendo affrontare una prova da oltre venti chilometri in queste condizioni abbiamo cercato di trovare un posto per fermarci. Lo spazio era poco e la strada in salita. Una volta sostituita la ruota abbiamo preso un concorrente davanti a noi e, nella polvere, non vedevamo nulla. A volte ci fermavamo pure perchè la visibilità era pari a zero. Un avvio particolarmente sfortunato.”

Nonostante una classifica già compromessa la dea bendata non voleva stare dalla parte di Sandrin e, sulla seconda speciale, un impatto all’anteriore destra, complicava la situazione.

“Sulla seconda abbiamo cercato di tenere un’andatura più accorta” – sottolinea Sandrin – “ma abbiamo preso un colpo forte all’anteriore destra. Abbiamo piegato un supporto ed è andata in protezione l’idroguida. Abbiamo fatto gli ultimi tre chilometri senza idroguida. Che fatica.”

Arrivati all’assistenza remota, il giro di boa della giornata, lo staff di Ferrari Motor Team riusciva a rimettere la Ford Fiesta R5 in condizioni di ripartire il conto con la sorte del pilota trevigiano non accennava a chiudersi, tornando a lamentare nuovi problemi alle coperture.

“I ragazzi di Ferrari hanno svolto un lavoro notevole” – aggiunge Sandrin – “perchè sistemare il problema al braccio piegato in soli venti minuti e con i soli mezzi a bordo della vettura da gara è stato incredibile. Con la classifica ormai andata abbiamo cercato di essere ancora più accorti ma, sulla terza, abbiamo forato nuovamente, a tre chilometri dal fine prova ed abbiamo terminato senza sostituire la gomma. Sull’ultima siamo entrati con una gomma che si è rivelata non essere alla giusta pressione. In quella situazione il nostro pensiero, dopo una giornata così, era soltanto quello di arrivare alla fine ed abbiamo così mantenuto un’andatura lenta.”

A conti fatti il quindicesimo posto finale di classe R5, il quattordicesimo tra gli iscritti al CIRT, ed il ventunesimo nella classifica assoluta sono da considerarsi a pari valore di una vittoria per la tenacia dimostrata nel non arrendersi mai ad una sequenza costante di disavventure.