Paralimpiadepesi
Paralimpiadepesi

L’attesa è finita, sabato 10 settembre l’Italia dei pesi sale in pedana alla Paralimpiade di Rio de Janeiro con le sue punte di diamante. La prima sarà Martina Barbierato, alle 13 ore locali, le 18 in Italia, e a seguire Matteo Cattini, alle 16 ore brasiliane, le 21 da noi.

Entrambi sono guidati dal Direttore Tecnico Nazionale Alessandro Boraschi, coadiuvato dal tecnico Filippo Piegari; completano la Delegazione azzurra il Presidente Federale Antonio Urso e Salvatore Primo, Consigliere Federale delegato all’attività paralimpica. “Andiamo a Rio a mettere la prima pietra, per il nostro movimento si tratta di un punto di partenza”. Per l’Italia si tratta infatti di un debutto: a cinque anni dalla nascita come Disciplina Sportiva riconosciuta, la FIPE entra a far parte delle Federazioni Sportive Paralimpiche riconosciute dal Comitato Italiano Paralimpico e arriva all’appuntamento olimpico con ben 2 atleti: “E’ una bella responsabilità, ne siamo consci ma ho la fortuna di avere al mio fianco un team eccezionale. Siamo prontissimi! Quel che è certo è che venderemo cara la pelle senza regalare niente a nessuno, poi quel che succede lo vedremo”.

La prima pesista italiana in gara è Martina Barbierato, 22enne torinese che già ad aprile aveva segnato sul calendario azzurro il suo nome: decisivi per lei i risultati ottenuti fin dalle sue prime uscite internazionali, dal titolo europeo juniores del 2013 arrivato insieme al record mondiale di classe, al titolo mondiale juniores di Dubai nel 2014, dove la torinese ha confermato i minimi per la qualificazione olimpica.
“Mi piacerebbe salire sopra i 90 kg e uscire fuori dal tunnel degli 80 che mi stanno diventando un po’ stretti – dice Martina, che si presenta all’appuntamento con le unghie della mano sinistra con i colori del Brasile mentre sulla mano destra (“la mano che va sul cuore”, ci tiene a spiegare) spiccano i colori della bandiera italiana. Vezzosa e determinata Martina, che non si è mai data per vinta: “Non bisogna mai fermarsi, anche di fronte agli stop che la vita ci riserva. Nel mio caso la mia condizione mi ha addirittura dato una possibilità in più. Lo sport è opportunità, crescita, disciplina, serenità e molto di più”.

Subito dopo di lei ecco Matteo Cattini, uno degli ultimi azzurri ad avere la chiamata olimpica: “Ero quasi morto, e ora gareggerò alle Paralimpiadi. Appena Sandro Boraschi mi ha chiamato per dirmi che sarei andato a Rio il primo pensiero è stato questo. E’ stata dura, ma sono riuscito a rialzarmi e ad arrivare dove sono ora. Dopo l’incidente di quel 2 giugno 2008 mi avevano dato per spacciato: sono stato ricoverato più di 8 mesi, a cui hanno seguito 3 anni di fisioterapia, ho fatto tanta strada ma alla fine mi sono rialzato. E’ stato un percorso difficile, perché non è facile uscire da quel buco nero, ma se si vuole si fa: la volontà è essenziale”. Un racconto di vita ancor prima che di sport quello di Matteo Cattini, che ha sempre guardato dritto davanti a sé, verso il futuro: “L’importante è non mollare mai, altrimenti si è finiti. Bisogna sempre andare avanti; il nostro destino lo creiamo noi. E’ per questo che non ho portafortuna, perché il mio portafortuna sono io. Salirò in pedana e farò quello che devo: se hai un obiettivo cerchi di raggiungerlo e basta, fortuna e sfortuna non esistono”.