di Alessandro Tozzi
Oggi si rifiata un po’ dopo le emozioni di ieri almeno qui in Italia, che lì a Tokyo è sempre come entrare in forno mentre gareggi.
La medaglia di oggi è un piccolo bronzo nella lotta di Coneydo, cubano naturalizzato proprio come Ringhio Chamizo, che riesce ad uscire vincente dopo il ripescaggio e un salvifico var a 12 secondi dalla fine del match precedente, che se fosse andato male ne avrebbe segnato la sconfitta. Lui, esattamente come Chamizo, dice che la sua vita in questi 5 anni è stato l’obiettivo di Tokyo, il che fa anche capire che per gli sport cosiddetti minori i traguardi fra un’Olimpiade e l’altra sono solo una tappa di avvicinamento olimpica, l’unica in grado di metterti sotto ai riflettori e farti vincere qualcosa che gli stessi atleti considerano importante.
Tornando alle medaglie di ieri, ne abbiamo viste tante di storie italiane.
Quella di Busà (che parla come Aldo di Aldo Giovanni e Giacomo), il karateka siciliano col padre che ha una palestra, e lui che gli ha dedicato la medaglia perchè quando a 13 anni era un bambino ciccione il padre ha creduto in lui.
Quella di Tortu, ex ragazzo prodigio della velocità italiana, messo in disparte dall’ascesa di Jacobs, che si ritrova nella staffetta e va a vincere in rimonta una gara che se vedi 100 volte non ti basta, e la vuoi vedere anche la 101nesima, perchè hai paura che possa cambiare l’esito finale di quel centesimo di differenza (stiamo parlando della quinta prestazione di una squadra nella staffetta, peraltro, sui livelli degli Usa di Carl Lewis).
Quella di Desalu, con la madre badante nigeriana approdata in Italia che non può partecipare alla trasmissione perchè sta lavorando, e lui che da ragazzo le aveva promesso che sarebbe diventato qualcuno anche per lei (peraltro parla un italiano forbito e perfetto).
Quella di Patta, che a 16 anni giocava a calcio, e che per le troppe panchine ha deciso quasi per caso di provare la velocità.
Quella della Palmisano che la notte prima ha sognato di vincere la sua gara, si è svegliata e ha detto che a quel punto si trattava solo di vincerla, e ce l’ha fatta.
Quella di Jacobs, che sul podio si è messo a cantare l’inno insieme agli altri 3 così forte sotto quelle mascherine che lo sentivamo anche da casa come fossimo lì, ed è stata davvero la chiosa più bella.
Ieri abbiamo sfiorato una medaglia nel pentathlon femminile, per 5 secondi. Pentathlon che per esigenze televisive ha riunito la gara di tiro e di corsa in una sola, come fosse il biathlon, snaturando l’intera competizione: in pratica nell’ultima prova si corrono 4 volte gli 800 metri, ci si ferma e bisogna sparare ai bersagli, solo quando li si prende tutti si riparte: così per me è una gara che tradisce la tradizione e diventa far west, come altre gare olimpiche. A un’atleta tedesca, prima in classifica, hanno dato un cavallo che non gli andava di saltare gli ostacoli, è finita con lei ultima in crisi di pianto, e l’allenatore squalificato perchè le ha detto di picchiarlo:; agli animali ci pensano tutti, ma agli atleti chi ci pensa?
Assegnate le medaglie nel calcio. In quello femminile ha vinto ai rigori il Canada con rigore decisivo di Grosso (e chi sennò?); in quello maschile il Brasile ha superato la Spagna ai supplementari per 2/1, con in squadra il 38enne Dani Alves, uno che ha vinto tutto e che è andato a fare il fuori quota alle Olimpiadi, un po’ come ci andasse Chiellini alle prossime.
Nella pallavolo vince la Francia, che era assai meno accreditata di noi alla vigilia, in volata sulla Russia; la Rai non ne trasmette nemmeno un minuto, preferendo trasmettere il nuoto artistico nel quale ci sono le italiane: qualcuno ha spiegato a Via Teulada che la pallavolo è lo sport più praticato in Italia? Comunque peccato, una medaglia d’oro a squadre, altra medaglia che non vale esattamente come altre, avrebbe fatto diventare davvero indimenticabile questa Olimpiade.
Nella notte gli Usa del basket soffrendo battono la Francia, per loro fortuna: una seconda sconfitta non sarebbe passata inosservata, visto che qui a Tokyo hanno portato una squadra di altissimo livello, guidata da quel fenomeno di Durant. I risultati del torneo, compresa la medaglia di bronzo australiana, fanno ancor più pensare che il torneo italiano sia stato davvero di buon livello, speriamo che il futuro ci riservi qualche soddisfazione in questo sport dove da troppi anni siamo nella serie B del mondo.
Nella maratona femminile primi due posti per due kenyane, ma una delle due partiva da favorita e quindi l’altra per tutta la gara le ha fatto da gregario, andando ai rifornimenti a prendere l’acqua e le spugne per tutte e due; poi siccome aveva più benzina, per fortuna le hanno dato via libera per vincere, è una bella storia di gerarchie che saltano, e che fa capire che le gerarchie nella vita spesso servono a ben poco se non a costruire gabbie mentali.
Un indiano vince il giavellotto, e scopriamo così dopo anni quale sia l’inno indiano; la figlia di Springsteen vince l’argento nell’equitazione a squadre.
Chiudo con la ginnastica ritmica, siamo in finale con il terzo risultato, e puntiamo alla quarantesima medaglia. Vedere quello che fanno queste ragazze con i vari attrezzi è qualcosa di sconvolgente, salvo poi scoprire che si allenano 8 ore al giorno per 11 mesi all’anno, una volta che scegli quella strada la tua vita è quella e solo quella, e parliamo di ragazze avviate allo sport sin da bambine: siamo in un mondo che tutela un cavallo da un sacrosanto cazziatone, e lascia queste ragazze fin troppo esposte nel loro tragitto umano nel coltivare un loro sogno.
Non credo De Coubertin ne sarebbe stato felice.