di Alessandro Tozzi
Febbre a 38 per l’Italia, quasi come i gradi a Tokyo, che batte il suo record assoluto di medaglie in un’edizione, fermo alle edizioni del 1932 di Los Angeles e a quelle di Roma.
Dopo giornate ricche di medaglie di vario colore, con qualche rimpianto per non essere saliti sul gradino più alto del podio, oggi arrivano 3 ori, 2 dall’atletica e uno dal karate, che portano a 10 ori il nostro medagliere.
E se scherma e tiro avessero fatto il loro, e Paltrinieri fosse stato sano, chissà dove saremmo stati, ma sono ragionamenti che davvero lasciano il tempo che trovano, di fronte ai centesimi di secondo in base ai quali perdi o vinci una medaglia.
Partiamo dalla mattina, con Antonella Palmisano, pugliese come Stano, che nella marcia 20 km femminile fa una gara di testa dal primo all’ultimo metro, col suo allenatore che intervistato durante la gara ci dice che non sia in forma c’è da stare attenti, ma si vede che le altre non lo sanno e alla fine domina e vince, portandoci al record assoluto di ori nell’atletica nella nostra storia, ben 4 (e non è ancora finita…): ricordiamo che a Rio 2016 dall’intera atletica non arrivò nemmeno una medaglia.
La Palmisano a un certo punto negli ultimi metri di gara compare già con la bandiera italiana che le pende a mò di scialle dal collo, che qualcuno sulla pista di Sapporo le ha messo, la perde a 200 metri dall’arrivo, si volta per un secondo, e chissà se nella sua testa ha pensato davvero di raccoglierla, ma invece tira dritto e la va a recuperare solo a gara finita.
Si passa al karate, e volano mazzate incomprensibili, nel senso che si menano un po’ alla come capita, e capire cosa sia punto e cosa no è praticamente impossibile, fosse una rissa da strada almeno lo capiremmo dal sangue che sgorga, qui nemmeno quello. L’italiano che è uno dei favoriti perde il primo incontro, e in altri sport saresti già a casa con ignominia, ma qui c’è un girone, e alla fine lui lo vince, dopo aver ribaltato una situazione negli ultimi 8 secondi. Poi vince la semifinale alla grande e la finale soffrendo, dove i due si danno un sacco di mazzate di ogni tipo, manca solo la capocciata alla Mario Brega a rompere il setto nasale, ma il risultato finale è 1/0 per il nostro contro un azero, quindi è un “doppio unazero” (battutona). Il nostro ha 34 anni, a queste Olimpiadi il karate ho capito fosse sport dimostrativo e a Parigi non ci sarà, quindi nella tua testa è una di quelle occasioni da oggi o mai più, e alla fine è arrivata la nona medaglia d’oro, 37ma da record, per la gioia di tutti.
Mentre eravamo lì che festeggiavamo il nostro record, è arrivato il momento della 4×100 con Jacobs e compagnia, che ieri avevano fatto il record italiano. L’assenza degli Usa eliminati in batteria ci consentiva qualche sogno di medaglia, che nella tradizione italiana alle Olimpiadi non era mai arrivata, ultimo grande risultato l’argento ai Mondiali 1983 con Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea, che ricordi (c’è anche un bronzo ai Mondiali del 1995 con 4 carneadi, in verità).
L’Italia parte bene, e quando viene lanciato Tortu in quarta frazione è secondo, col rischio di essere rimontato dal canadese De Grasse, che ha un allungo eccezionale. Tortu se la gioca centimetro dopo centimetro, e mentre il canadese recupera sull’ultimo metro va a battere l’inglese per 1 centesimo. campioni olimpici.
Uno stralunato Tortu piange per mezz’ora difilata mentre Jacobs sembra uno di passaggio appena uscito con la spesa dal supermercato, Tortu che solo durante l’intervista vede i tempi e si accorge di aver vinto per un misero centesimo dopo 400 metri (saranno 3 centimetri, grosso modo), e stavolta ride, forse pensando all’ennesima beffa nei confronti della perfida Albione: davvero è il caso di dire Dio strabenedica gli inglesi (che peraltro nel medagliere sono quarti solo perchè i giapponesi sono padroni di casa, altrimenti sarebbero la terza forza di questa edizione alla pari con la Russia, e abbiamo detto tutto).
Non sappiamo più trovare aggettivi per queste imprese, che non fanno parte del nostro Dna: possiamo battere tutti a calcio, a pallavolo, pallanuoto, scherma, tiro, ma essere i più veloci del mondo con due vittorie così è per noi talmente inusuale che davvero abbiamo tutti paura di andare a dormire nel dubbio che l’indomani loro sia scomparso, come hanno detto molti dei nostri all’intervista.
Vero che ormai vediamo atleti di qualunque nazionalità vincere ori, basti pensare che le Bahamas hanno vinto 400 metri maschili e femminili, ma questo può essere anche un ulteriore elemento di difficoltà, anche se le discipline olimpiche si sono moltiplicate negli anni fino a includerne di assurde: discorso che ci porterebbe molto lontano, e quindi oggi anche un pò sticazzi, come direbbero Lillo e Greg
Chiosa Malagò in odor di santità, recuperato in qualche tribuna olimpica di chissà dove in attesa di qualche medaglia, “noi sapevamo che avremmo fatto il record di medaglie e l’abbiamo detto prima, ci abbiamo messo la faccia anche avendo la mascherina sul viso”, che mi pare una bella chiusura per questa giornata.
A questo punto, visto che le squadre italiane hanno toppato per nostro grande cruccio e non siamo in nessuna finale, ci resta la maratona come ciliegina sulla torta, o meglio sulla Tortu…