di Alessandro Tozzi
E’ il giorno del ciclismo, uno dei nostri sport nazionali per definizione, anche se su strada non ci siamo mai ripresi dalla morte di Pantani.
Nell’inseguimento su pista c’è una gara per coronarie forti da parte del nostro quartetto, che parte in testa, piano piano arriva a perdere fino a 8 decimi dai danesi, e poi negli ultimi 3 giri fa un recupero eccezionale, finendo col battere il record del mondo appena fatto ieri.
Ganna guida il gruppo a velocità sopra i 70 all’ora di punta, e alla fine è esultanza nazionale, guidata in pista dal solito onnipresente Malagò, presente per l’occasione, che sembra ormai un po’ Paolini che te lo ritrovi un po’ dappertutto, considerando anche che le distanze di Tokyo non sono banali.
Dopo le note liete quelle pessime.
Il volley femminile e la pallanuoto maschile vengono entrambi suonati come un tamburo dalla Serbia, apparsa a un livello superiore come nei videogiochi.
Si aspettava molto dal volley, forse anche troppo, e la nostra Egonu era stata anche portabandiera azzurra, ma dopo un buon inizio di Olimpiadi la Nazionale si è persa, per motivi poco comprensibili: non posso credere che Silla non sia più in grado di ricevere un pallone. La cultura del sorriso portata avanti dal Ct Mazzanti è parsa alla fine stucchevole, e quasi un alibi per le nostre, che sono andate avanti sorridendo nelle ultime 3 partite prendendo mazzate, col Ct che nei time out rideva, e alla fine tutto questo volemose bene molto politically correct non ha pagato: urge un Carletto Mazzone, dopo Mazzanti, che rimetta le cose a posto.
La pallanuoto a livello personale è la più grande delusione, considerando che siamo campioni del mondo, ma oggi davvero la Serbia ha dominato, insaccando tiri in parità numerica da distanze siderali: vediamo come va a finire il Torneo, potrebbe essere stata sfiga nel sorteggio.
Per finire perdono anche Lupo e Nicolai nel beach, da una coppia africana naturalizzata qatariota fisicamente imbarazzante, che pone ancora più interrogativi sul fatto che in alcuni sport tu gli atleti non li devi crescere, ma andare a trovare in giro per il mondo da Paesi poveri. Emblematico un articolo ieri sulla Grecia, che raccontava la triste sorte dei campioni di atletica greci, uno dei quali ieri ha vinto il lungo, costretto a mendicare la cena nelle taverne di Atene per campare, visto che il sussidio che gli passano è appena sufficiente per gli altri bisogni. Come forse non è un caso che la Norvegia stia trovando grandi atleti nell’atletica, senza mai aver avuto tradizione: i soldi contano più della cultura sportiva sempre più, e a volte se la comprano pure.
A proposito delle cultura sportiva, San Marino e India sono pari nel medagliere, e abbiamo detto tutto.
Nei 200 metri uomini il canadese De grasse stampa un 19.62 fantastico, dopo un 19.73 ieri finito camminando: ricordiamo che Mennea in quota aveva corso 19.72 che era un tempo lunare, oggi in 5 hanno corso sotto i 20 secondi, ormai ci siamo ricongiunti. Peraltro pare che la pista, messa in posa da un’azienda italiana, oltre che nuova sia anche velocissima per la notevole elasticità, il che spiegherebbe anche i primati di questi giorni che dopo un anno e mezzo di pandemia non era banale battere.
Bella l’intervista del padre padrone di Tamberi, ex saltatore in alto anche lui poi infortunatosi per un incidente: non è facile fare il coach di nessuno, figuriamoci del proprio figlio. Al quale a 14 anni disse la seguente frase “capisco che ti piaccia il basket, ma devi sapere che se giocherai a basket lo farai a livelli molto bassi, se farai salto in alto sicuramente andrai alle Olimpiadi: che scegli?” In effetti questa è una domanda che un ragazzo a 14 anni non so se è in grado di porsi con sufficiente lucidità: ho sempre pensato che se rinascessi andrei a fare una specialità praticata da pochi, dove comunque se ti piace lo sport hai infinitamente chances di prendere il tuo spazio. E gli allenatori a questo servono, in fondo, a darti una prospettiva.
Qualche giorno fa nell’ippica, riservata a uomini e donne, ha vinto una donna, seguita da un australiano 62enne: c’è speranza per tutti.
Ieri giorno di addii: Juantorena nella pallavolo, Scola e Gasol nel basket, un giapponese 41enne con 6 Olimpiadi nei tuffi. Per Scola, 41 anni anche lui, centro dell’Argentina di basket, si è fermata per 2 minuti la partita, una cosa da brividi, e alla fine ha pianto anche lui, El General, forse non voleva deludere chi lo applaudiva.
L’episodio del giorno avviene nell’eptathlon femminile. Una ragazza inglese nei 200 metri si infortuna e cade, invadendo la corsia della vicina. Dopo un paio di minuti si rialza, e saltellando ha finito la gara, pur sapendo di essere stata squalificata.
Si chiama spirito olimpico.
E senza Malagò sullo sfondo viene decisamente meglio.