Montecasoli, frammento di racconto, @ghaleb
Montecasoli, frammento di racconto, @ghaleb

Venerdì pomeriggio Rita Biasi, docente del DIBAF Unitus, ha preso per mano gli apprendisti narratori e li ha condotti con dolcezza e trepidazione incontro a una vera e propria agnizione: alla scoperta – “elementare” quanto sconcertante – che i nostri paesaggi, tutti i nostri paesaggi, dall’Attica alla Sardegna, passando certo anche per Tuscia e Maremme, sono frutto di tradizione artigianale e sapienza ergologica, sono natura “pettinata” a regola d’arte dai popoli nel corso dei millenni. Anche laddove non penseremmo mai.

Biasi ha narrato infatti di piante e di viaggi, di scambi e metamorfosi nell’alimentazione-coltivazione, di skyline agroforestali dell’oggi che noi “sentiamo” come antichi DOC ma che agli occhi di uno scrittore classico redivivo apparirebbero piuttosto segnati dallo stigma dell’ignoto. Questa di Cecilia Toffali è solo una delle reazioni d’incantagione suscitate negli apprendisti narratori: “Ho ascoltato storie di alberi che camminano e alberi che viaggiano, ho scoperto che il paesaggio è volubile come il cielo di questi giorni di marzo; ho ripensato ai paesaggi della mia terra e della mia infanzia, alle distese di tabacco, di fragole e di polenta, ho ricordato la mia nonna che parlava del lavoro nei campi, ore di fatica, sudore, risate e canti. Ho realizzato quanto quei campi siano ricettacolo di storie che attendono solo di essere narrate”.
Sabato, sempre in aula blu di Agraria, giornata campale. Mattatore assoluto Alfonso Prota. In mattinata una lezione “frontale” davvero speciale: interamente dedicata a rigorosi approfondimenti “lessicali” sulla complessa rosa semantica composta da parole chiave quali ambiente, territorio, paesaggio. L’incontro è stato condotto da Prota secondo modalità didattiche letteralmente performative: una didattica ricca di “incisi” suggestivamente danzati e sviluppati secondo il format narrativo circolare e iterativo della fiaba. Il tutto impreziosito da letture ad hoc concertate e proposte ad alta voce da Michela Benedetti e Sara Grimaldi: alcune da copione, altre tirate fuori dal cilindro così, su due piedi (splendide quelle dal trattato sulla pittura di Leonardo).

Alla sessione pomeridiana è stata invece conferita un’impronta di carattere prettamente laboratoriale. Gli aspiranti narratori di comunità sono stati chiamati a misurarsi da una parte con lo strumento dell’intervista dall’altra con la filiera della produzione, trasformazione e restituzione di quanto ascoltato. Successivamente, nel corso di un altro esercizio, gli apprendisti sono stati chiamati alla elaborazione di storie partendo dal montaggio narrativo di fonti diverse quali mappe, immagini e brani tratti da fonti scritte.
Domenica mattina en plein air invece, nel suggestivo insediamento rupestre di Montecasoli: a praticare sul campo le modalità di trasformazione e restituzione narrativa apprese il giorno prima. Sulla strada del ritorno, tappa a Bomarzo (in sala del consiglio a palazzo Orsini: un grazie, di cuore, all’amministrazione comunale). Letture di Michela e Pietro Benedetti. Alcune interviste (da segnalare quella con Salvatore Fosci, il genius loci della stupefacente Piramide etrusca) sono state condotte dagli apprendisti sotto l’occhio vigile e amorevole di Alfonso Prota e Marco D’Aureli di Banda del racconto, coadiuvati dall’immancabile Davide Ghaleb, il Santissimo Editore-fotografo. Il gruppo è stato infine raggiunto da Carlo Sanetti, per deliziare i presenti con l’ennesima variante (davvero all’impronta) di “Orsorella e le altre”, narrazione musicata ispirata alle fiabe lateresi tramandate dal compianto narratore popolare Pietro Moretti detto “i’ Ttedesco”.

Prossima settimana, il master per “Narratori di comunità” stacca il quinto modulo. Protagoniste: la poesia dialettale (ospite d’onore Ostelvio Celestini, decano della poesia in vernacolo viterbese: sarà intervistato da Pietro Benedetti e Antonello Ricci) nonché i fecondi rapporti tra arte visiva, paesaggio e narrazione di comunità (gli apprendisti narratori intervisteranno nel suo atelier maremmano il pittore Ireneo Melaragni, sodale storico di Banda del racconto).