Alex Schwazer
Alex Schwazer

«Ero un tossico, andavo in Turchia per doparmi. Innsbruck-Vienna, Vienna-Antalya. A Carolina Kostner e ai miei genitori ho detto che sarei andato a Roma, alla Fidal». Così Alex Schwazer racconta nella sua autobiografia “Dopo il traguardo”, edito da Feltrinelli, il periodo in cui ha fatto uso di sostanze dopanti prima delle Olimpiadi di Londra 2012. «Ho tenuto il cellulare acceso anche di notte, per evitare che partisse il messaggio della compagnia telefonica turca. Ragionavo già da tossico. O meglio, sragionavo. Ed ero pronto a mentire, perché doparsi vuol dire anche mentire», si legge in alcuni stralci. Nell’introduzione, il 37enne campione olimpico nella 50km di marcia a Pechino, scrive ancora: «Non è la confessione di un diavolo e neppure l’apologia di un angelo. Chi vuole leggere la biografia di un uomo senza peccati ne deve scegliere un’altra, non la mia»