di Pietro Paolo Dorigo
Preparate i salatini, che nel prossimo turno c’è da festeggiare lo scudetto della Juventus, che in terra estense andrà a mietere quel punto che la separa dall’ottavo tricolore di fila, roba da strabuzzare gli occhi se non altro per la facilità con cui la banda guidata da Allegri è riuscita a incamerare l’ennesimo trofeo da incastonare in bacheca. Il Napoli fa pari e patta col Genoa, che nel girone di ritorno ha tolto quattro punti alle prime due della classe, e non è certo poco per chi occupa la tredicesima piazza della graduatoria. Il calcio s’arrovescia nel turno numero 31. Il Frosinone sbanca l’Artemio Franchi e ora la Fiorentina corre il rischio di scivolare nella parte destra della classifica; il Sassuolo rischia di offuscare i sogni europei della Lazio, e buon per Simone Inzaghi se al minuto 96 l’eterno Lulic aggancia il pareggio contro l’undici di De Zerbi; e la Roma vince nella Genova blucerchiata al cospetto di quello che viene indicato come il suo prossimo allenatore, tale Marco Giampaolo. Lo zero a uno griffato Daniele De Rossi è fortunoso, ma basta e avanza per permettere ai giallorossi di restare in scia alle quarte della classe, Milan e Atalanta. Gli orobici dividono la posta con l’Inter, senza reti e senza affanni, così come divide il bottino a Parma il Torino, che continua a puntare comunque la zona-Champions. Poi, mentre “testina d’oro” Pavoletti permette al Cagliari di avere la meglio sulla Spal, ci si comincia a rendere conto che certe grandi avrebbero bisogno di altri manager per intavolare trattative di mercato. Guardate l’Udinese, che vince di misura sull’Empoli, e mentre contate i gol di De Paul, provate anche a guardare l’importanza di uno come Mandragora. Non avrebbero fatto comodo, questi due uomini, a squadre d’alta classifica? Ah, ma qui se non c’è il nome di grido e non si sperpera, non s’è contenti…