di Alessandro Tozzi
Il caso Vannini è emblematico della giustizia italiana. Primo grado 14 anni, secondo grado 5, cassazione rinvia alla corte d’appello perché non può essere omicidio volontario. E quindi si ricomincia, ancora corte d’appello, e ancora cassazione, potenzialmente fino all’esaurimento dei nervi, come avvenuto per Cucchi. Solo che il caso è sotto gli occhi di tutti, questo poveraccio ucciso da una pallottola vagante in bagno (a rischio come tutti i bagni), e che la famiglia aveva lasciato lì per circa 3 ore a morire, dicendo al pronto soccorso si fosse bucato con un pettine. Quello che a noi sembrava una evidente puttanata, se parli con colleghi penalisti diventava invece una situazione che per come si poneva era un omicidio colposo a tutti gli effetti, e dunque la pena era corretta. nel collegio, peraltro, c’era De Cataldo, non l’ultimo pirla. E dunque si aspettava questa Cassazione per capirne di più, e la Cassazione ha rinviato dicendo sia omicidio volontario, e dunque pena più grave, come a tutti pareva normale. Ma una cosa raccontata in tv, senza capirne niente di codici, è un’altra cosa, questo lo sappiamo tutti.

E la giustizia, forse grazie all’opinione pubblica forse per sua colpa, muta la sua verità di grado in grado, se sia nel giusto o meno chi può saperlo, sconfessando sé stessa e lasciando a tutti noi un sapore di provvisorietà, di incertezza dell’oggi e del domani, di resa di fronte al giudizio di uomini che come noi, come chi ha sparato, chi ha difeso, sono fallibili, cambiano idea, mutano orientamenti, idee. E quella che era una certezza di oggi diventa una incertezza di domani, aumentando ancora di più i colpevoli impuniti, gli innocenti colpevoli, il senso della giustizia risibile, in uno stato dove solo i giudici sono giustizialisti come se non si rendano conto della fallacità del proprio giudizio di fronte al giudice d’appello, all’opinione pubblica, a Dio.