Metti una domenica mattina di aprile per vie e piazze di Bassano in Teverina. Il lago Vadimone anzitutto, dove principiò il tramonto della potenza etrusca: ci affacceremo dall’alto del Belvedere accompagnati dalle parole di autori classici, quali Tito Livio e Plinio il Giovane, ma anche di un localista di razza come l’indimenticato Don Delfo Gioacchini.

A cospetto di palazzo Altemps invece alcuni versi sulla caducità della vita (a firma di Rilke, traduttore di Catullo): un omaggio alla “pensosa sosta” bassanese di un grandissimo dell’arte contemporanea, Cy Twombly (che proprio qui dipinse le sue straordinarie “Quattro stagioni”).

A seguire, la chiesa di Santa Maria dei Lumi e l’imbocco al borgo: dove Fabrizio Cecchi sciorinerà al pubblico le divertenti disavventure del medievale Pacco (il quale da bassanese volle farsi – ahi-lui – cittadino ortano: si sa… che l’erba del vicino… e tutto il mondo è paese).

Ancora scendendo: nel bel lavatoio del 1929 (A. VII E.F.) Simonetta Celli e Isabella Rosati, genius loci del GAB, prendendo spunto dal foglio volante di un cantastorie popolare degli anni ’30, rievocheranno una tragedia amorosa consumatasi in Bassano nel 1911.

A cospetto di Fontana Vecchia invece (voluta dal Madruzzo ai piedi del borgo) una splendida epistola di Vittoria Colonna (sì, proprio lei, la marchesa di Pescara) indirizzata al signore di Bassano Alfonso De Lagni (era l’A.D. 1542).

Nella piazzetta soprastante poi, aperta al vento e ai viaggiatori dell’immaginario, un delicato omaggio di Celli per Mario Castellacci, il quale proprio da queste parti volle fissare per anni il suo “buen retiro” (componendovi tra l’altro il noto musical “Forza venite gente”) nonché, infine, la propria sepoltura. E poco più su, nell’accogliente anfiteatro a ridosso del borgo dimenticato, una rievocazione dei disastri portati dalla seconda guerra mondiale e della susseguente diaspora dei cittadini bassanesi.

Ma certo il pezzo forte sarà il finale: ai piedi della Torre Animata, dove Urbano Rosati (fra i fondatori del GAB) ci introdurrà ai misteri di questo stupefacente unicum di archeologia “verticale”. Dopodiché, inaugurato in piazzetta l’aperitivo “rustico”, per piccoli gruppi sarete “iniziati” all’ascesa-contemplazione, su-su per i tortuosi gradini, accolti dalle mistiche percussioni hang di Roberto Pecci. Disegneremo per voi un paesaggio di suoni gemello di quello visivo: per lasciarvi smarrire nel labirinto doppio di un doppio dialogante straniamento sensoriale (acustico quello dell’hang, visivo quello dell’allestimento a specchi, che della Torre Animata fa una vera e propria borgesiana Biblioteca di Babele…).

Che ne dite? Penso possa bastare. Tutta questa bellezza dormiente, squisitamente italiana, percorreremo-rievocheremo domenica 8 aprile a partire dalle 10.30

Condurrà il narratore di comunità Antonello Ricci. Al suo fianco: il percussionista Roberto Pecci, la voce recitante di Pietro Benedetti e l’antropologo Marco D’Aureli di Banda del racconto. “Pillole” storiche e letture dell’apprendista narratrice Simonetta Celli nonché di Isabella e Urbano Rosati, tre infaticabili “passionisti” dell’attivissimo Gruppo archeologico bassanese (GAB). Con l’amichevole partecipazione di Fabrizio Cecchi, in arte “CheccoCello Castrum Vassani”.