Crescono i casi di perdita dell’udito in Italia (+4,8% dal 2012) soprattutto nella fascia media di età secondo il rapporto annuale Censis, presentato lo scorso 5 novembre a Roma. A tal proposito, Cochlear Italia, leader globale negli impianti cocleari, vuole richiamare l’attenzione del sistema informativo e del pubblico su un aspetto centrale del problema, i trattamenti.

Secondo l’osservatorio della multinazionale australiana, che in meno di 40 anni ha riportato a sentire più di 500.000 individui, le protesi acustiche non sono una soluzione efficace per tutte le persone.

“L’impianto cocleare è l’unica riproduzione artificiale di un organo di senso ad oggi commercializzata – spiega Carlo Martinelli, Amministratore Delegato di Cochlear Italia – Crediamo nel progresso sostenibile per il miglioramento delle condizioni cliniche e sociali anche dei pazienti più gravi e a livello internazionale i nostri investimenti in ricerca e sviluppo sono ingenti e costanti”.

Eppure, nonostante la comprovata efficacia clinica, gli effetti positivi sulla qualità della vita e il vantaggioso rapporto costi-benefici, soltanto il 5% delle persone che potrebbero beneficiarne riceve effettivamente il trattamento. Colpa di un dialogo ancora troppo lento e farraginoso fra le associazioni dei pazienti, la sanità pubblica e i produttori. “In Italia l’impianto cocleare è incluso nei livelli essenziali di assistenza, fa parte cioè di quelle prestazioni che dovrebbero essere garantite ai cittadini – sottolinea Martinelli – Tuttavia, la sua adozione sul territorio nazionale è ancora a macchia di leopardo, in diverse regioni l’impianto non è adeguatamente rimborsato e la mobilità sanitaria è un fenomeno diffuso che impatta non solo sui conti pubblici ma anche su quelli delle famiglie in modo considerevole”.

I costi dei non-trattamenti sanitari in Italia si aggirano intorno ai 21 miliardi di euro annui e Cochlear Italia è in prima linea per favorire l’accesso alle cure a vantaggio diretto dei pazienti. “Per coloro che soffrono di deficit uditivo severo e, per qualsiasi ragione, non sono indicati a ricevere un impianto cocleare, esistono device a conduzione ossea che, secondo il nostro osservatorio, potrebbero rispristinare l’udito di oltre un migliaio di persone ogni anno ma in Italia questa tecnologia è rimborsata solo in alcune regioni perciò, ancora una volta, i pazienti sono costretti a spostarsi o a pagare privatamente, se ne hanno la possibilità”, conclude.