Antonio Urso
Antonio Urso

“Riprendo il discorso da dove lo avevo lasciato prima delle elezioni: la mia ultima dichiarazione è stata che, se avessi vinto non avrei personalmente vinto nulla così come se avessi perso, non avrei perso nulla, se non tante energie fisiche, ma quelle fanno parte dello sport. Avevo detto che Chi avrebbe vinto o perso sarebbe stata la pesistica; bene, la pesistica questa volta ha perso e anche malamente, sono certo che abbiamo fatto un ulteriore drammatico passo indietro, questo ha detto il voto. D’altra parte se una disciplina ha tutti questi casi di positività da quindici anni a questa parte, nei quali la governance mondiale è sempre stata nelle mani di una sola persona, il dubbio che sia stato o correo o inetto viene, in ogni caso ne avrebbero dovuto trarre le conseguenze gli elettori, oltre che lui. Invece la maggioranza delle Nazioni, circa il 58%, ha fortemente voluto che l’attuale gestione rimanesse in carica con ancora più libertà di manovra, così come il rimanente 42% delle Nazioni ha chiesto ad alta voce che era tempo di cambiare.

Vediamo di capire quali sono le ragioni dell’uno e quelle degli altri. Come dicevo in campagna elettorale un candidato deve essere credibile se vuole veramente rappresentare un movimento, deve essere giustamente innovativo e deve essere in grado di intercettare le esigenze moderne che lo sport richiede. Può anche non esserlo se gli interessi da difendere sono quelli di una maggioranza che vuole altro. Cominciamo dalla elezione del Presidente Ajan. Chi è costui? A dire il vero, come dico da sempre, per me e per tutto il 42% che rappresento è il proprietario della IWF a tal punto che si permette di candidare in posizioni importanti come la segreteria generale membri della sua famiglia. Ma questo è poco se pensiamo che sotto la sua gestione il nostro sport è stato devastato dal doping. Numerosissimi casi di positività oltre ai problemi di trasparenza finanziaria sui quali non abbiamo mai ricevuto risposta.

Veniamo ai membri del nuovo esecutivo eletti. Se facciamo la somma dei casi di positività degli ultimi dieci anni, i membri eletti in esecutivo e nei vari comitati sono circa 200. Non male se vogliamo parlare di lotta al doping. Ovviamente questo gruppo di maggioranza non ha nessuna intenzione di cambiare. Quale sarebbe la ragione di perdere i privilegi di questa governance? Nessuna. Sembra poi che la partecipazione al Congresso Elettivo sia stata aiutata, ma non per tutti con le stesse modalità; da noi in Italia dobbiamo giustificare, giustamente, le singole spese ad un Collegio dei Revisori dei Conti interno, ad una vigilanza del CONI, ad una Società di revisione esterna, alle nostre Associazioni, ai Tesserati, allo Stato; chiederemo qualche informazione maggiore sulla gestione economica del Congresso ma sappiamo anche che i bilanci IWF vengono redatti in formato riepilogativo, per aggregati, senza documenti analitici di dettaglio, e sappiamo pure che su eventuali fondi out of balance non c’è alcuna possibilità di controllo. E sembrerebbe che il Presidente Ajan non sia nuovo a questi interventi mirati, e sembra che addirittura sia intervenuto anche nelle elezioni nazionali per aiutare i suoi amici. Anche da noi in Italia ci sono dei sostenitori di questo Presidente e del suo sistema, non ce ne meravigliamo; ci sono persone che, pur di fare un dispetto al sottoscritto hanno esultato pubblicamente per la vittoria di Ajan, ci sono italiani della Pesistica che preferirebbero fare “patti col diavolo” esterno, pur di risolvere conflitti tutti interni; sono quelli che hanno perso elezioni regionali e nazionali e parlano di sconfitte nel nostro caso; hanno ripreso vigore pubblicando sconcezze sui social, sono sempre gli stessi, torneranno ben presto silenti, d’altra parte non hanno alcun progetto di vita sportiva se non quello di attaccare il sottoscritto.

L’ultima mia considerazione e pensiero la rivolgo ovviamente al CIO, un organismo così accomodante e autoreferenziale che pur essendo stato informato di tutte queste nefandezze commesse in questi diciassette anni di mala gestio, glissa come se questi fatti fossero avulsi dallo sport e dall’olimpismo, attraverso un sistema di auto protezionismo: la casta difende la casta. Che tristezza!
La Pesistica Olimpica rischia l’esclusione dal programma olimpico, questa considerazione mi è stata fatta da più parti e da autorevoli esponenti del mondo sportivo internazionale; bene, dovevate vedere a Bangkok la squallida esultanza ridanciana dei neo eletti, sembravano l’orchestrina del Titanic, continuavano a compiacersi mentre la barca affonda.

Che fare ora? Questa è una bella domanda! Per indole sono uno che gioca all’attacco, mi piacciono i rilanci e cerco di capire cosa fare, prima di tutto, per tutte le ragazze e i ragazzi della pesistica italiana e dei Paesi a noi vicini eticamente, che mi chiedono semplicemente di avere le stesse possibilità di partenza dei loro avversari nel mondo ed io in primis ho l’obbligo di dare loro risposte in questo senso. Questa è responsabilità mia così come di tutto il Consiglio Federale, con il quale faremo delle attente considerazioni di merito, valuteremo ovviamente quale saranno le strategie migliori per proteggere e supportare il duro lavoro dei nostri ragazzi, dei nostri tecnici e delle nostre società. Ci sono mancati i soliti 13 voti per raggiungere la maggioranza internazionale, così come a Mosca quattro anni fa, ma di certo non mi mancherà mai l’energia e la tenacia per denunciare le nefandezze di questo nostro mondo, e di tentare ogni strada anche in futuro per bonificarlo. La stragrande maggioranza della Pesistica in Italia continua ad essere eticamente e sportivamente sana, a differenza di ciò che succede nel resto del mondo; a questa maggioranza continueremo a rivolgerci, per loro continueremo a lavorare con caparbietà ed onestà etica che ci contraddistingue”.

Antonio Urso