“Ci sono eventi che invece di cambiare una giornata ti cambiano la vita. A me è successo. Alla mia famiglia è successo. Ed è successo soprattutto a Marta Russo, mia sorella”. Vent’anni dopo l’omicidio della Sapienza, Tiziana Russo apre il cassetto dei ricordi e racconta la vita di Marta, sua sorella, morta il 13 maggio 1997, dopo essere stata colpita a morte – il 9 maggio – mentre camminava all’interno dell’Università La Sapienza di Roma.
Nel nome della verità e nel segno dell’amore, la testimonianza diretta e appassionata dell’autrice restituisce al lettore la biografia intima e sorprendente di una ragazza come tante, che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il diario di Tiziana ripercorre i momenti drammatici dell’agonia di Marta e la tragedia famigliare che l’ha strappata ai suoi affetti più cari, attraverso un percorso di introspezione che proprio ridando nuova luce alla morte di Marta riesce a riaprire la porta della speranza, scongelando i sentimenti di un lutto mai affrontato e recuperando così la figura di una sorella e la sua propria identità.
Dall’ultima cena insieme ai giorni disperati, dalla grancassa mediatica al silenzio assordante di chi si è rifugiato nell’omertà, dal dibattito fra innocentisti e colpevolisti alla condanna definitiva di Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, dall’archivio del cuore alle molte attività e iniziative per ricordare Marta ogni giorno, passando per i moltissimi messaggi personali inediti lasciati da persone sconosciute ma molto vicine, il libro offre una lettura inedita e commovente.

L’omicidio di Marta Russo è stato uno dei primi casi di cronaca nera diventati mediatici. Il libro restituisce il dolore di chi è stato travolto suo malgrado dal circo dell’informazione e invita ad una dovuta riflessione sul ruolo dei media nella gestione di casi simili, anche a distanza di anni.
Tiziana Russo parla vent’anni dopo i fatti anche per evidenziare un punto fermo della questione: nessun mistero alleggia sulla morte di Marta Russo, la giustizia ha indicato dei colpevoli, stabiliti dopo 5 anni e 5 gradi di giudizio, e niente può giustificare nuove illazioni o speculazioni.

Tiziana Russo può guardare al presente sapendo che Marta vive nelle persone che hanno ricevuto i suoi organi, nell’attività dell’associazione Marta Russo Onlus, nella scia di un ricordo proiettato nel domani. “Tra la distratta dimenticanza e la memoria – scrive Walter Veltroni nella prefazione – Tiziana e la sua famiglia hanno deciso di coltivare un ricordo vivo e vitale, ma anche di saper continuare a vivere e a pensare al futuro. È un modo difficile ma anche l’unico per portare i propri ricordi e attraverso di essi le persone che ci sono state strappate”.