Federica, Atleta piemontese che vive in un paesino nelle valli di Lanzo, in questa edizione di Giochi Nazionali, ha rappresentato i 3mila Atleti Special Olympics che, come lei, sono stati protagonisti di un evento che è destinato a rimanere nella storia del Movimento almeno per due ordini di motivi: è stato il primo nazionale, il più atteso di sempre, organizzato in presenza dopo ben tre anni di fermo obbligato dovuto alla pandemia Covid-19 ed è stato il primo nazionale di Special Olympics organizzato a Torino, città che, da oggi in poi, sarà ancora più pronta ad accogliere la diversità come risorsa, avendo all’attivo un’esperienza inclusiva che solo un evento di tali proporzioni può donare al territorio, soprattutto in termini culturali.

E Federica, intervenuta sia in occasione della Conferenza stampa che alla Cerimonia di Apertura, ha ribadito un concetto fondamentale: lo sport è uno strumento per raggiungere la condizione ideale di chi è diverso, “unico” e totalmente incluso nella società perchè ne ha diritto ed è giusto che ci siano tutte le condizioni per poterlo esercitare al meglio compiendo un percorso umano e sociale. In particolare nelle parole di Federica sono emersi sempre un “prima” e un “poi”: un recente passato fatto di distanziamento sociale e solitudine e un radioso presente, proprio qui e ora, a Torino quando, dal 4 giugno ad oggi, con le dovute cautele, siamo tornati finalmente in campo insieme per gareggiare e vincere ogni limite. Un prima e un poi segnano anche la storia personale di Federica. Prima di conoscere Special Olympics aveva una vita fatta di insicurezze e difficoltà, oggi per lei, grazie allo sport, la diversità non esiste più, se non nella sua accezione più positiva e straordinaria.

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