“Questa medaglia rappresenta per me tutti gli sport che ho fatto” – dice oggi Gabriele Savà, atleta Special Olympics con la sua medaglia d’argento ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi – “E’ una medaglia condivisa, i miei compagni di squadra mi hanno permesso di vincerla, insieme a loro” – “E’ una vittoria eccome, ho conosciuto tante belle persone, tante storie, questa medaglia è la mia storia…Non riesco a smettere di guardarla…”

“Arrivare qui ai Giochi Mondiali Special Olympics è solamente il passo finale di un percorso lunghissimo che ha consentito agli atleti e agli atleti partner di vivere esperienze sportive, ma anche e soprattutto umane, di altissimo profilo – dichiara il CTN di basket Marco Petrozzi – Si tratta di un successo conquistato indipendentemente dalle medaglie vinte”.
Si sono tenute questa mattina le ultime premiazioni. A seguire, la Cerimonia di Chiusura presso il Zayed Sports City Stadium ha siglato ufficialmente la fine dell’evento. Domani la delegazione farà rientro a casa. Atterrerà all’aeroporto di Fiumicino in Roma alle ore 13:05.

“I nostri atleti Azzurri faranno tesoro di questa esperienza appena vissuta – dichiara Alessandra Palazzotti, Direttore Nazionale di Special Olympics – Manterranno alte nel tempo l’autonomia e l’autostima raggiunte in questi giorni. Loro sono i Game Changers, così Special Olympics li ama chiamare in tutto il mondo, coloro che non si arrendono alle difficoltà e, se pensano che siano sbagliate, le regole del gioco le cambiano. Hanno rivoluzionato le prospettive da cui guardare le persone con disabilità intellettive, hanno vinto tante medaglie ad Abu Dhabi, ma soprattutto hanno vinto sui dubbi, le perplessità e i pregiudizi di chiunque li abbia guardati giocare. Il tutto ancora una volta attraverso lo straordinario potere dello sport.

Non ci resta che raccontarla ad altri questa esperienza, condividendo il più possibile le emozioni provate. Solo così l’inestimabile valore di questo viaggio moltiplicherà arrivando a coinvolgere un numero sempre crescente di giovani e di potenziali atleti Special Olympics. Ci sono ancora tante persone con disabilità intellettive, troppe, che non sanno di avere l’opportunità di fare sport, di migliorare sensibilmente la propria vita. Vogliamo trovarle, farle uscire di casa, far loro scoprire in prima persona ciò che i nostri 115 atleti azzurri hanno vissuto sulla propria pelle. Desideriamo raccontare le storie di tante famiglie ancora tentando – con tutte le nostre forze – di voltare pagina anche per loro perché il finale può ancora cambiare e sorprendere.