Riparte il campionato di serie A e, con buona pace di chi fantastica uno stadio a Tor di Valle e un altro alle porte della capitale, il quadrante nord della città eterna si ritrova a convivere col consueto caos di quando regna il dio pallone.

Lo stadio Olimpico sarà teatro delle gare di campionato (19 per la Lazio, altrettante per la Roma), quelle di Champions league (per i giallorossi), quelle di Europa league (per i biancocelesti) e le sfide di coppa Italia, impegnando a seconda del football spezzatino richiesto dalle tv la triade “sabato-domenica-lunedi” per la serie A, l’altra triade “martedi-mercoledi-giovedi” per le coppe europee, gli scampoli per la coppa nazionale.
Ne deriva che, volendosi tener stretti, l’impianto sportivo capitolino sarà teatro delle ostilità per lo meno in cinquanta occasioni, che potrebbero ovviamente aumentare qualora le compagini romane procedessero spedite nelle coppe.

“Si salvi chi può!”, verrebbe da esclamare, non tanto per lo spettacolo quanto per il contorno: mancano i parcheggi, problema annoso; e per questo la città resterà nuovamente prigioniera di “sosta selvaggia”, per tacere delle vie di fuga (assenti) e dei divieti (tanti, troppi) che, di continuo, porteranno gli abitanti a calcoli più o meno pitagorici per intuire come arrivare a casa dopo una giornata di lavoro, o almeno come fuggire dalla “pazza folla”.

Roma è questa, prendere o lasciare, mentre una certa politica si pesta i piedi al fine di trovare (o meno) soluzioni alternative. Traffico congestionato, parcheggi inesistenti e il consueto caro biglietti, vera e propria mannaia per il pubblico.

In compenso però sono stati realizzati ai piedi di ogni curva i cosiddetti “palchi lanciacori”. Già, l’Olimpico ostenterà due pedane, ovvero spazi agibili per due ultrà e persone scelte dai tifosi da cui si potrà incitare la platea e “guidare” il tifo durante la partita.

Ecco, la macchina non sapremo dove parcheggiarla. In compenso avremo gli spazi per le arringhe. Che, per la cronaca, sono costati ventimila euro.