L’Italia esce, a testa alta, dalla Unified Cup ma con la gioia di aver potuto rappresentato il proprio paese, con la consapevolezza di averci messo tutto l’impegno possibile e di aver vissuto, al di là del risultato sportivo, un’esperienza in grado di cambiare la vita di molte persone e forse anche della società con i suoi molti pregiudizi. Una divisa, quella dell’Italia, che quando la infili ti fa gonfiare il petto, ti fa sentire importante e ti dona rispetto. Poi, quando la “metti a lavare” ti chiedi come mai il mondo non è uguale. La tua divisa è quella dell’Italia, ma anche della Nigeria della Giamaica o del Giappone. La divisa, per tutti, è una maglia che quando la indossi ti permette di sconfiggere i mostri dell’indifferenza e dell’emarginazione, con il sorriso di chi ha vinto in partenza, perchè al di là della medaglia il riconoscimento più grande è il poter esserci nel grande gioco della vita. La Fiamma Olimpica, benedetta dal Santo Padre in Vaticano il 27 giugno scorso, concluderà oggi il suo percorso al “Soldier Field” di Chicago: lo stesso stadio che ha visto nascere, con i primi Giochi Internazionali del 1968, Special Olympics. Giocare insieme, nella stessa squadra, sta rivoluzionando il modo di guardare alle persone con disabilità intellettiva così come, analogamente, per le stesse persone il modo di sentirsi “considerati”. Consente di mettere in luce la persona e non la disabilità, il rispetto e la dignità di ogni essere umano. Quella stessa luce, che metaforicamente ha illuminato il percorso tracciato dalla fondatrice Eunice Kennedy Shriver, sarà proiettata oggi 20 luglio, a distanza di mezzo secolo, in tutto il mondo. L’iniziativa “Light Up for Inclusion” vedrà infatti riflettere la luce rossa del Movimento, simbolo di lotta alla discriminazione ed all’emarginazione, su numerosi monumenti, stadi ed edifici storici presenti in ogni parte del globo: dalle cascate del Niagara al London Eye, dall’Empire State Building al Sydney Opera House. In Italia, tra i diversi, saranno illuminati il Maschio Angioino di Napoli, i Sassi e la Chiesa di San Pietro Caveoso di Matera, la Fontana Luminosa dell’Aquila ed i palazzi di Cà Farsetti e Cà Loredan a Venezia.

Nella giornata di oggi si concluderà anche il Torneo Internazionale di Calcio a 11 Unificato “Special Olympics Unified Cup” che nel girone C, dell’Italia, ha visto qualificarsi Nigeria e Giamaica.

Articolato in 4 gironi da 4 squadre ognuno, il Torneo ha visto la partecipazione di una Delegazione Italiana composta da 16 calciatori, selezionati su tutto il territorio nazionale, di cui 9 atleti e 7 partner (atleti senza disabilità intellettive). La Unified Cup, che fa da cornice alla celebrazione dei 50 anni di Special Olympics, sta coinvolgendo, per l’occasione, 21 paesi nel mondo: Bangladesh, Brasile, Canada, Cina, Ecuador, Emirati Arabi, Egitto, Francia, Giamaica, Giappone, Germania, India, Italia, Kenya, Korea, Messico, Nigeria, Russia, Uruguay, Slovacchia e Stati Uniti.

Esattamente 50 anni dopo la sua nascita Special Olympics è tornata nella più grande città dell’Illinois per un evento internazional: era il 20 luglio del 1968 quando presso il “Soldier Field” di Chicago un centinaio di atleti con disabilità intellettive, provenienti dal Canada e dagli Stati Uniti e circa mille spettatori, si riunirono per i primi Giochi di Special Olympics. Da allora si sono raggiunti risultati che non sembravano realizzabili neanche alla fondatrice Eunice Kennedy Shriver. Una crescita testimoniata dai numeri, oltre 5 milioni di atleti in 172 paesi, ma soprattutto da una sempre crescente consapevolezza di come lo sport possa realmente alimentare la speranza di un futuro fecondo in termini di inclusione. A distanza di 50 anni, attraverso la Unifed Cup, Special Olympics pone in primo piano il valore sociale e culturale dello sport unificato, attraverso il quale atleti con e senza disabilità intellettiva giocano insieme, nella stessa squadra.