SuperNews ha intervistato Alessandro Antinelli, giornalista di Rai Sport che da diversi anni segue la Nazionale Italiana. Antinelli ha espresso le sue impressioni sull’Italia di Mancini, in vista dell’Europeo, e ha commentato anche l’attuale Serie A e la finale di Coppa Italia.
Un parere sull’Italia: cosa pensa del lavoro di Mancini in questi tre anni? Cosa è cambiato rispetto all’era Ventura?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non è scontato fare una striscia di 25 partite di imbattibilità, di vincere tutte le partite per un anno intero, di fare le qualificazioni agli Europei vincendo sempre. Questo significa che Mancini ha creato un gruppo che lo ha seguito nel progetto tattico e tecnico, e io lo vedo da come entrano in campo, perché sono lì vicino a loro. Per quanto riguarda le differenze con l’era Ventura, la risposta è banale: è cambiato il CT. I calciatori sono “animali strani”, riconoscono benissimo chi è capace, chi è carismatico, chi può insegnarti qualcosa. Quando si sono ritrovati davanti a Mancini, hanno capito che era arrivata la svolta, l’unica soluzione possibile per arrivare a fare qualcosa di importante nell’Europeo e poi nel Mondiale. I giocatori, all’inizio soprattutto, erano gli stessi: il nostro commissario tecnico è stato bravo poi a lanciare alcuni giovani, penso ad esempio a Zaniolo, convocato senza aver ancora esordito in Serie A. Questo significa che lui è uno che riconosce il talento, e i giocatori riconoscono il suo carisma.
Manca un mese all’Europeo, le convocazioni vanno fatte entro pochi giorni: possiamo aspettarci qualche sorpresa sotto questo aspetto? Penso a Raspadori, ad esempio.
Una cosa che ho imparato della gestione Mancini è che c’è un certo rispetto delle gerarchie, cioè per chi c’è stato finora e ha lavorato in questo biennio. Detto questo, il CT è stato uno dei promotori della rosa allargata a 26, quindi non si nega nulla in termini di convocazioni: mi aspetterei uno tra Scamacca e Raspadori. Belotti e Immobile sono i due titolari, poi c’è Kean, probabilmente il più forte di tutti, che per motivi vari non abbiamo quasi mai visto in azione con la Nazionale. All’Europeo andremo sicuramente con Belotti e Immobile, anche Kean ci sarà sicuramente, perché può essere usato in mezzo, a destra e a sinistra: ma sono tutti attaccanti con delle caratteristiche precise. Raspadori è diverso da tutti gli altri, Scamacca è diverso da tutti gli altri: avendo una carta in più da portarsi come attaccante, sceglierà quello più “diverso”. E in questo senso Scamacca è il favorito, ma anche Raspadori verrà sicuramente seguito fino alla fine: dopo l’Europeo sarà comunque uno che entrerà nel giro.

Dove può arrivare questa Italia? È un Europeo che si può vincere?
Deve arrivare tra le prime quattro, deve arrivare a Wembley: questo è il traguardo minimo. Bisogna fare un ragionamento: noi veniamo da un fallimento, quello della mancata qualificazione ai Mondiali. Siamo tornati sulla mappa del calcio europeo grazie a Mancini in questi due anni, siamo sempre la Nazionale con quattro stelle sulla maglia: bisogna fare la media tra il fallimento del Mondiale, quello che è stato fatto in questi due anni e il fatto che ci chiamiamo Italia. Miscelando queste tre cose, esce fuori che questa Nazionale deve essere tra le prime quattro. Non arrivarci sarebbe un peccato, perché abbiamo dimostrato col gioco espresso di valere una semifinale di un Europeo.
Chi vede favorita per la vittoria di Euro 2020?
Mi piace molto l’Inghilterra, che ha una serie di talenti impressionanti: i più vecchi come Kane, Dele Alli, Lingard, ma anche i nuovi talenti come Sancho, Bellingham, Foden, Greenwood, Mount. Agli inglesi non manca nulla. Poi c’è la squadra che ha il potenziale Pallone d’Oro del 2021: il Belgio di De Bruyne. I Diavoli Rossi hanno una serie di calciatori come Lukaku, Hazard, Mertens che per età vivranno questo Euro2020 come un “adesso o mai più”. La Francia, poi, da Campione del Mondo è indubbiamente la favorita.
Chi sarà la sorpresa di questo Europeo? In questa competizione c’è sempre una Nazionale che inaspettatamente arriva fino in fondo o quasi…
Tutti ne parlano poco, ma il Portogallo ha una cifra tecnica enorme. Si è visto nella Nations League di cosa è capace: poi, certo, molto dipenderà da Cristiano Ronaldo. In ogni caso ci sono Joao Felix, Bruno Fernandes, Bernardo Silva, André Silva: non ci sono tante squadre con giocatori così tecnici come il Portogallo. E’ nel girone con Francia e Germania: se ne esce vivo, può essere molto pericoloso.
Tra poco c’è la finale di Coppa Italia: può essere la volta buona per l’Atalanta, dopo anni ad alti livelli?
Io seguirò la finale da bordocampo: non vedo l’ora di vederla. La progressione di risultati dell’Atalanta è spaventosa, è una squadra che può prendere a pallonate chiunque, dal Liverpool al Real Madrid: faccio veramente tanti complimenti a Gasperini. Ha giocato con Zapata, con Zapata e Ilicic, con Zapata e Muriel, con Muriel e Ilicic, con Pessina, Malinovsky, Miranchuk, Pasalic, è andato via il Papu Gomez, e fanno tutti la differenza: non può essere un caso. Sono bravi tutti nel mondo Atalanta, altrimenti non uscirebbero fuori Gosens, Hateboer, Freuler, gente che gioca in tutti ruoli e corre per tutti i 90 minuti. Nessuno è come l’Atalanta: la Champions League è un traguardo alla portata, ma essendo ad alti livelli da molti anni, dopo aver fallito la finale con la Lazio (con polemiche infinite anche dal punto di vista arbitrale), per la Juve a Reggio Emilia ci sarà una bella gatta da pelare.
A proposito di Juve: un parere su Pirlo? La Juve dovrebbe cambiare guida tecnica anche in caso di qualificazione Champions e vittoria della Coppa Italia?
La Juve non deve confermarlo. Lo dico con dispiacere, perché parlo di un monumento, di una persona che stimo tanto: però serve una sterzata. Serve un allenatore navigato: è difficile fare il grande salto dal non aver mai allenato all’allenare la Juve. È difficile anche se hai giocatori che ti appoggiano, che ti vogliono bene, che sono tuoi amici, anche se quello può pure essere un “boomerang”. Pirlo è un allenatore che ha delle buone idee, ma che ha bisogno di fare della gavetta per metterle in pratica: non mi stupirei se tra cinque anni dovessimo rivedere Pirlo ad alti livelli. Per il presente e per il futuro della Juventus, però, serve cambiare. Non aver mai trovato la quadra, la formazione, lungo tutta una stagione intera è grave: ha l’attenuante degli infortuni, delle difficoltà, del Covid, ma c’è stata una nebulosa tattica anche nella sua testa che ha messo un po’ in difficoltà tutti.
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