Il 30 giugno è uno spartiacque, è il giorno che divide l’anno in due. Ed è un bivio, anche per l’atletica italiana e per Davide Re: è la data della prima volta di un azzurro sotto il muro dei 45 secondi nei 400 metri. A un anno esatto dal 44.77, da quel record a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, rimasto il miglior tempo europeo della stagione, il primatista italiano che sabato esordirà a Rieti nei 200 metri ripercorre quei momenti: “Ho realizzato dopo qualche minuto, quando un amico si è avvicinato e mi ha urlato ‘Dave, ce l’hai fatta’. Fino a quel momento ero soltanto deluso di aver perso la gara – ricorda il quattrocentista delle Fiamme Gialle – Le sensazioni in allenamento erano… esuberanti! Iniziavo a sentire la pressione perché mi rendevo conto di star bene dopo il 45.01 di due settimane prima: quando la giornata è quella giusta te ne accorgi subito, o almeno a me succede così. Devo dire che la sconfitta dal colombiano Anthony Zambrano l’ho digerita diversi mesi dopo, ai Mondiali di Doha: lì ha vinto l’argento e ho capito che a La Chaux-de-Fonds avevo perso da un avversario veramente forte. Ma in questo 2020 voglio fare ancora meglio”.

La stagione scatta dalla “sua” Rieti, 200 metri sulla pista che da qualche anno è casa: “Non avendo gareggiato nelle indoor le competizioni mi mancano dallo scorso ottobre – sottolinea il 27enne ligure allenato da Chiara Milardi – è un modo per svegliarsi un po’ dal punto di vista neuromuscolare e per cominciare a entrare in forma. L’idea è riuscire a confermarmi subito sotto i 21 secondi dopo questo intenso periodo di carichi di lavoro, e magari ritoccare anche il primato personale di 20.90. Arriverò alla gara dopo un paio di settimane di scarico: meno palestra, abbiamo provato più volte le partenze in curva. L’altro azzurro Antonio Infantino mi ha mandato un messaggio scrivendo che ci sarà, è proprio un bell’atleta, uno stimolo in più”.