Eliud Kipchoge, per la vittoria nella maratona di Londra e per lo storico blitz sotto le due ore nella gara-show Ineos159 Challenge a Vienna, e Dalilah Muhammad, per il doppio record del mondo e il titolo mondiale dei 400 ostacoli. Il re e la regina: il keniano e la statunitense sono stati nominati atleti dell’anno nella serata dei World Athletics Awards 2019 al Grimaldi Forum di Montecarlo. Il 35enne maratoneta – già vincitore nel 2018 – ha ispirato il mondo del running, e dello sport in generale, per la sua impresa del 12 ottobre sulle strade del Prater nella capitale austriaca (1h59:40.2), primo uomo sotto la barriera delle due ore, seppur con una performance non omologabile come record del mondo. La 29enne ostacolista ha spostato i confini della specialità in due occasioni, prima ai campionati americani di Des Moines con 52.20 e poi nella finale iridata di Doha, scendendo a 52.16. Nella serata di Montecarlo sono stati assegnati anche i premi per le “rising stars”, gli astri nascenti dell’atletica mondiale. Al maschile è stato scelto il 19enne mezzofondista etiope Selemon Barega, argento iridato dei 5000 metri a Doha, e tra le donne il titolo è andato di diritto alla rivelazione del salto in alto, l’ucraina Yaroslava Mahuchikh, 18 anni, argento a Doha con il primato mondiale under 20 di 2,04.

Eliud Kipchoge atleta dell’anno: la scelta di premiare l’impresa, lo spostamento di un limite umano che molti pensavano invalicabile. Che 1h59:40.2 non sia il record del mondo conta poco. Eliud, due riconoscimenti di fila, terzo keniano (dopo Wilson Kipketer sotto la bandiera della Danimarca, e David Rudisha), primo maratoneta a entrare nella galleria aperta nell’88 con Carl Lewis, non ha lasciato nell’anno che sta finendo solo l’esibizione sul viale alberato di Vienna: la quarta vittoria a Londra è stata accompagnata da una delle più grandi prestazioni della storia, a meno di un minuto dal record del mondo e berlinese. Suo, naturalmente. Ora vuole conoscere Obama, e Obama vuole conoscere lui: le radici li avvicinano, li accomunano..

A Jamaica, Queens, New York, nel 1946 era nato Bob Beamon. Quarantaquattro anni dopo, nello stesso quartiere, è venuta al mondo Dalilah Muhammad, premiata come atleta dell’anno. I luoghi possono avere influenza sulle sorti future? Lasciando in sospeso l’interrogativo, non resta che dare un’occhiata alla vita e alle opere di questa ragazza sottile e abbigliata a Montecarlo in modo assai charmant, figlia di un imam che opera in un riformatorio e di una madre che opera nel sociale, soprattutto a sostegno di bambini problematici. Dalilah, laureata in business administration (la nostra facoltà di economia e commercio) alla Ucla di Los Angeles, dove risiede da tempo, è la seconda ostacolista sui “bassi” a conquistare il riconoscimento accostato all’Oscar. L’aveva preceduta nel ’93 la britannica Sally Gunnell che ai Mondiali di Stoccarda aveva ottenuto l’accoppiata titolo-record del mondo in 52.74, in fondo a un serratissimo finale con Sandra Farmer-Patrick, giamaicana d’America e nota per i suoi look stravaganti.

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