È la pista dei sogni. Lo stadio dei Mondiali del prossimo anno. Fascino e leggenda si respirano in ogni centimetro di Hayward Field, in ogni istante del Prefontaine Classic di Eugene, classicissima dell’atletica mondiale, in Oregon, Stati Uniti. Un viaggio lunghissimo, nove ore di fuso orario, ma un’esperienza utile, preziosa, per gli azzurri Andrea Dallavalle, Gaia Sabbatini, Federica Del Buono e Alessia Trost, per confrontarsi ancora con il top mondiale e per proseguire al meglio la stagione delle Olimpiadi di Tokyo. È faraonica la tappa numero otto della Wanda Diamond League, una autentica reunion di ori olimpici: sabato sera in diretta su Sky Sport Arena (dalle 22 fino a mezzanotte), quando a Eugene sarà l’ora di pranzo.

AZZURRI ALL’ASSALTO – Come la gran parte delle gare in programma, anche il salto triplo al maschile è una riedizione della finale olimpica in Giappone. Una finale nella quale c’era anche Andrea Dallavalle (Fiamme Gialle), pur senza la misura e il piazzamento che avrebbe desiderato (nono con 16,85): ecco il momento giusto per riscattarsi e per tornare oltre i diciassette metri, al cospetto del campione olimpico Pedro Pablo Pichardo (Portogallo) e del bronzo, nonché primatista mondiale indoor, Fabrice Hugues Zango (Burkina Faso). Con loro e con il campione europeo under 23, capace di 17,35 ai Tricolori di categoria a Grosseto in giugno, gareggiano anche gli statunitensi Will Claye, Donald Scott, Chris Benard e Chris Carter e il tedesco Max Hess. Già note, da giorni, le formidabili rivali di Gaia Sabbatini (Fiamme Azzurre) nei 1500: l’azzurra oro europeo U23, che ha mancato di poco la finale di Tokyo correndo il miglior tempo italiano dal 1984 (4:02.25), troverà la campionessa olimpica Faith Kipyegon (Kenya), l’argento Laura Muir (Gran Bretagna) e tante altre atlete e con personali inferiori ai 4 minuti. La novità è la partecipazione di Federica Del Buono (Carabinieri), sempre nei 1500, non nella gara che assegna punti validi per la corsa alla finale della Diamond League (Zurigo 8-9 settembre) bensì nel “1500-North American” che è in programma alla vigilia, nella serata americana del venerdì, all’alba italiana di sabato: l’azzurra che ha firmato lo stagionale nella batteria di Tokyo (4:07.70), suo miglior tempo dal 2014, incontra un discreto gruppo di avversarie, in larga parte statunitensi, con PB che superano di poco i quattro minuti. È di buon livello anche la prova del salto in alto con Alessia Trost (Fiamme Gialle), priva però di medagliate delle Olimpiadi di Tokyo: nel cast la quarta classificata Iryna Gerashchenko (Ucraina), la connazionale Yuliya Levchenko, la statunitense da 2,02 in stagione Vashti Cunningham e l’oro olimpico dell’eptathlon Nafi Thiam (Belgio). In Giappone, l’azzurra non è riuscita a qualificarsi per la finale, saltando 1,90, inferiore all’1,93 stagionale (outdoor) che conta di ritoccare.

STELLE – Un cielo pieno di stelle. Eugene è quasi Tokyo per profondità di interpreti, in ognuna delle specialità. La copertina potrebbe prendersela l’olandese Sifan Hassan, due ori (5000 e 10.000) e un bronzo (1500) alle Olimpiadi, con il suo annunciato attacco al record del mondo dei 5000 metri. L’etiope Letsenbet Gidey le ha sfilato il primato dei 10.000 soltanto due giorni dopo il suo record di Hengelo, ora Hassan può restituire il favore e toglierle il limite mondiale nei 5000 migliorando il 14:06.62 che la Gidey ha timbrato nello scorso ottobre a Valencia. Tra gli altri temi caldissimi del Prefontaine Classic, c’è il rientro della sprinter americana Sha’Carri Richardson (attesa su 100 e 200), assente alle Olimpiadi per una positività alla cannabis riscontrata dopo il successo ai Trials: si imbatte nell’intero podio dei 100, monocolore giamaicano, con l’oro di Elaine Thompson-Herah, l’argento di Shelly-Ann Fraser-Pryce e il bronzo di Shericka Jackson. Per capirci: la più “lenta” delle quattro (la Jackson), corre in 10.76. Scintille anche al maschile: senza l’oro olimpico Marcell Jacobs che ha rinunciato, il confronto nei 100 è soprattutto fra l’argento Fred Kerley (Usa) e l’oro dei 200 nonché bronzo dei 100 e della 4×100 Andre De Grasse (Canada), con il grande deluso Trayvon Bromell (Usa) che prova a risorgere. Nei 200, altrettanto insoddisfatti dai Giochi, sfrecciano il bronzo Noah Lyles e l’argento dei 400hs Rai Benjamin. E sempre dal fronte Usa, nei 400hs al femminile va in pista l’ex primatista Dalilah Muhammad, argento a Tokyo. Tra gli altri ori olimpici annunciati, non mancano il keniano Emmanuel Kipkurui Korir (800), la statunitense Athing Mu (800), il norvegese Jakob Ingebrigtsen (1500) in gara nel tradizionale miglio del Bowerman Mile, l’etiope Selemon Barega (10.000) e l’ugandese Joshua Cheptegei (5000) in un faccia a faccia nelle due miglia, la mezzofondista ugandese Peruth Chemutai nei 3000 siepi, l’astista a stelle e strisce Katie Nageotte, il pesista statunitense primatista del mondo Ryan Crouser.