Strepitosi risultati a Eugene, in Oregon (Usa), nell’ottava tappa della Wanda Diamond League. Dopo le Olimpiadi, il massimo circuito di meeting riparte con una serie di formidabili prestazioni. Si conferma a ottimi livelli Gaia Sabbatini (Fiamme Azzurre) che corre in 4:04.55 nei 1500 metri, a un paio di secondi dal personale della semifinale di Tokyo con cui la 22enne teramana è diventata la seconda italiana di sempre. La campionessa europea under 23 coglie il terzo tempo in carriera e si piazza decima, rincorrendo un gruppo che viaggia fortissimo ma recuperando tre posizioni nel finale. Davanti è imprendibile l’olimpionica keniana Faith Kipyegon, padrona della gara in 3:53.23 a un soffio dal suo primato.

Nei 100 metri è sensazionale la volata della giamaicana Elaine Thompson-Herah in 10.54 (+0.9), a soli cinque centesimi dal primato mondiale di Florence Griffith-Joyner datato 1988. Trema un record che sembrava inavvicinabile. La regina dello sprint (doppio oro 100-200, a Tokyo come a Rio) migliora il già fenomenale 10.61 timbrato in Giappone: una saetta al Prefontaine Classic, sulla pista dello stadio di Hayward Field rinnovato in vista dei Mondiali 2022. Ancora sconfitte le connazionali Shelly-Ann Fraser-Pryce (10.73) e Shericka Jackson (10.76 pareggiando il personale), comunque eccellenti, e mai in gara Sha’Carri Richardson (nona in 11.14), la grande assente dei Giochi.

Nel triplo chiude quinto Andrea Dallavalle: il piacentino delle Fiamme Gialle, nono a Tokyo e oro continentale U23, atterra a 16.80 ventoso (+2.5) e 16.79 regolare (+0.9). Per entrare nei primi tre, che si giocano la vittoria con l’ultimo decisivo salto, ci vogliono i 17 metri. La misura più lunga arriva proprio in conclusione della gara, il 17,63 (+0.2) dell’olimpionico portoghese Pedro Pablo Pichardo, davanti a Hugues Fabrice Zango (Burkina Faso), in finale 17,08 (+0.5) dopo un 17,12 (+0.9), e allo statunitense Donald Scott, 16,96 (+0.2), che si era qualificato con 17,03 (+0.4). Non decolla nell’alto Alessia Trost (Fiamme Gialle), sesta con 1,83 al primo tentativo, per poi commettere tre errori a 1,87 mentre aveva aperto con 1,79 alla seconda. Al sesto salto di spareggio (1,94) l’ucraina Iryna Gerashchenko spezza l’equilibrio con Vashti Cunningham, dopo che entrambe si erano trovate al comando con 1,98.

LYLES 19.52 – Tante rivincite dopo le Olimpiadi. Fantastico nei 200 il campione mondiale Noah Lyles in 19.52 (+1.5), a due centesimi dal personale, con un tempo che gli avrebbe dato il successo a Tokyo dove invece è arrivato terzo. Battuto l’argento a cinque cerchi Kenny Bednarek (19.80), terzo il fratello Josephus Lyles che si migliora con 20.03. Si vola nei 3000 siepi: Norah Jeruto, che ai Giochi non c’era, con 8:53.65 sale al terzo posto di sempre al mondo. La keniana prende il largo a due giri dalla fine ma è strepitosa anche Courtney Frerichs, argento a Tokyo, per firmare il record americano in 8:57.77, quarta alltime. Troppo vento a favore nei 100 maschili (+2.9) ma in ogni caso è superlativo il 9.74 del canadese André de Grasse, olimpionico dei 200, che stavolta precede lo statunitense Fred Kerley (9.78): erano stati rispettivamente terzo e secondo nella finale olimpica dominata dall’azzurro Marcell Jacobs. Continua a entusiasmare il fuoriclasse norvegese Jakob Ingebrigtsen con 3:47.24 nel miglio, secondo europeo della storia, per inserirsi tra due leggende britanniche: alle spalle di Steve Cram (3:46.32) ma davanti a Sebastian Coe (3:47.33).

CROUSER 23,15 – Chi si conferma è Ryan Crouser nel peso, irrefrenabile padrone della specialità con una bordata a 23,15. Adesso portano il suo nome le prime tre prestazioni mondiali di sempre, tutte ottenute quest’anno: ha fatto meglio solo con il record di 23,37 nei Trials di fine giugno, proprio a Eugene, e il 23,30 di Tokyo. E anche Athing Mu, straordinario talento degli 800 metri al femminile: un altro progresso in 1:55.04 della 19enne statunitense. La sfida tra campioni olimpici del mezzofondo si gioca in campo neutro, sulle 2 miglia, con la vittoria dell’oro dei 5000 nei confronti di quello dei 10.000: l’ugandese Joshua Cheptegei (8:09.55) prevale sull’etiope Selemon Barega (8:09.82). Vince per distacco nei 400 ostacoli Dalilah Muhammad, che parte a tutta velocità e cede qualcosa nel finale, ma è di gran valore il suo 52.77 con cui sbaraglia la concorrenza di Shamier Little (53.79) e della panamense Gianna Woodruff (54.20 per il record centramericano). Tra gli uomini negli 800 invece il canadese Marco Arop, che era uscito in semifinale, con 1:44.51 piega i keniani Ferguson Rotich (1:45.02) ed Emmanuel Korir (1:45.05), argento e oro in Giappone. Nell’asta è ancora Katie Nageotte (Usa) a dettare legge con 4,82 al terzo e ultimo salto, per raddrizzare la gara e aver ragione della britannica Holly Bradshaw (4,72).