di Ludovica Panzerotto
Ce l’ha fatta Andrea Devicenzi, nella giornata di domenica 1 dicembre ha raggiunto il suo nuovo traguardo: dopo mille chilometri e un’avventura durata circa otto mesi è arrivato in Piazza San Pietro, ultima tappa del Cammino della Via Francigena. Un passo alla volta, sulla sua unica gamba e sostenuto dalle sue fedelissime “Katana”, le stampelle tecniche di sua invenzione.

“Che grande soddisfazione, è stato un viaggio grandioso, arrivare questa mattina in Piazza San Pietro è stata un’emozione fortissima. Il pellegrinaggio della Via Francigena è stato anche un cammino spirituale oltre che una prova di forza e coraggio per me ma anche per chi ha voluto accompagnarmi in questo lungo viaggio” ha raccontato Andrea a VignaClaraBlog.it, stanco ma entusiasta.
Cremonese, classe ’73, sportivo sin da piccolo, a diciassette anni, a seguito di un tragico incidente in moto perde la gamba sinistra e proprio da quella gamba che non c’è più Andrea riparte: “Se n’è andata una gamba ma non la voglia di vivere ogni giorno della mia Vita al massimo delle mie possibilità” ha scritto sul suo sito internet e lo ha ripetuto più volte durante l’intervista con Vignaclarablog.it.

VITA è …
Andrea la scrive in maiuscolo la parola Vita e non è un caso, dopo l’incidente riscopre se stesso e si reinventa tanto da farne quasi una “mission” come la chiama lui, “aiutare le persone a riscoprire dentro di sé le proprie risorse e portarle nella vita di tutti i giorni”.

Coach e formatore, atleta paraolimpico, speaker motivazionale, oltre che imprenditore, in meno di dieci anni Devicenzi raggiunge traguardi incredibili in giro per il mondo: è il primo amputato di gamba a toccare quota 5.602 metri in sella ad una bici sulla vetta del KardlungLa in India e sempre in sella alla sua bici con un tempo di 72 ore 2 e 42 minuti a tagliare il traguardo dell’Olimpiade delle Randonnèe, la Parigi/Brest/Parigi, manifestazione di 1.230 chilometri.

Già da due anni nella Nazionale di Paratriathlon, nel 2013 è medaglia d’argento in Turchia ai Campionati Europei di Triathlon; tre anni dopo in Perù Andrea affronta in solitaria da Lima a Cusco oltre 1.200 chilometri in sella alla sua bici e successivamente con le inseparabili stampelle percorre 50 chilometri in 4 giorni nelle Ande per raggiungere il sito archeologico del Machu Picchu.

Sulla Via Francigena da Aosta al Vaticano passando per Isola Farnese
Insomma ad Andrea Devicenzi il coraggio non manca e neanche la forza, fisica ma soprattutto interiore, e proprio questa lo ha portato a intraprendere il Cammino della Via Francigena, un pellegrinaggio lungo, che lo ha impegnato per circa una settimana al mese per una media di 7-8 ore di cammino al giorno e che da Aosta lo ha portato fino a Città del Vaticano.

Venerdì 29 novembre è entrato nel Parco di Veio con la tappa di Campagnano e, passando per Formello, sabato 30 ha raggiunto la penultima tappa, quella di Isola Farnese, l’antico borgo sulla Cassia. Zaino in spalla e stampelle tecniche al posto del bordone, il bastone tipico che sorregge i pellegrini nel lungo cammino, alle 16.30 circa Andrea è arrivato alle cascate della Mola per poi raggiungere il borgo medievale.

“Siamo arrivati ad Isola Farnese nel pomeriggio, ad accoglierci c’era Stefano Simonelli, il Presidente del XV Municipio, e i residenti del borgo. Abbiamo festeggiato il traguardo della penultima tappa insieme agli ospiti del Centro anziani e a tutto il gruppo che mi ha accompagnato e supportato in questa meravigliosa avventura durata mesi. E’ stato un bel momento, ogni tappa raggiunta è un traguardo in più che ognuno di noi può conquistare, proprio come nella vita” ci ha raccontato Andrea.

Il borgo di Isola Farnese rappresenta per tutti i pellegrini della Via Francigena la porta d’ingresso per Roma, essendo il primo centro abitato e residenziale di competenza amministrativa di Roma Capitale, e sempre dal XV Municipio, questa volta da Piazza della Visione a La Storta, Andrea De Vicenzi, insieme al suo gruppo, all’alba di domenica mattina è ripartito alla volta dell’ultima tappa, quella di Città del Vaticano.

“Quel tratto di Francigena è davvero meraviglioso anche se molto faticoso, permette all’uomo che la percorre di entrare a contatto con la natura, ci sono molti boschi. Noi ci siamo presi il giusto tempo, il nostro obiettivo era soprattutto quello di entrare in contatto con le persone che incontravamo durante il cammino, condividere tutto, anche la fatica, e raccontarci le nostre storie per capire che davvero l’unione fa la forza e che da soli non si va lontani. Il mio interesse per i pellegrinaggi nasce dall’esperienza della Via di Francesco, da lì ho deciso di continuare a conoscere il mio paese camminando, il mio desiderio più grande è quello di poter essere un esempio per gli altri, dimostrare che non ci si deve mai arrendere neanche di fronte alle sfide più dure” – ha continuato Andrea mostrandoci le foto dell’ultima tappa.
“Condividere, ascoltare ed imparare dalle persone che incontrerò durante questi mille chilometri della Via Francigena” è quello che Andrea Devicenzi si augurava prima di partire per il suo pellegrinaggio e quello che è poi effettivamente avvenuto.

L’unione fa la forza
Con lui il gruppo di Roma del Corpo di San Lazzaro che grazie all’Associazione Via Francigena in Tuscia e alla sua Presidente Alessandra Croci, all’AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue), a RomaNatura, alle associazioni di volontariato di Protezione Civile, Nostrum Lazio (organizzazione di volontari esperti in telecomunicazioni di emergenza) ed Arvalia, associazione di Protezione Civile specializzata nel settore sanitario, lo hanno accompagnato nelle tappe finali di questo lungo viaggio e hanno fornito assistenza ai pellegrini che hanno voluto seguire Andrea.

A supporto di Devicenzi anche l’Ente Regionale del Parco di Veio, i comuni di Campagnano e di Formello, i Municipi di Roma I, XIV e XV, le Associazioni “Esplora Tuscia”, “Valorizziamo Veio”, “MTB Formello” e “Retake Roma La Storta”, oltre a professionisti ed esperti conoscitori del territorio.

“Sono stanco ma davvero felice, il mio obiettivo è sempre quello di riuscire ad essere un “collante” fra tutti, tra chi ha voluto accompagnarmi in questo cammino, tra le persone che man mano mi hanno raggiunto nelle varie tappe e hanno fatto una parte di percorso con me, tra le associazioni che mi hanno supportato e tra tutte le persone che hanno contribuito al raggiungimento di questo grande traguardo. Quello che voglio dare è un segnale più ampio, far capire che solo tutti insieme si può raggiungere qualcosa di grande.”

Andrea Devicenzi non si ferma qui, prossimo obiettivo le Paralimpiadi di Tokio 2020, questa volta la sua sfida sarà il kayak, solo qualche giorno di riposo e poi ricomincia l’allenamento, dritto fino al Giappone.