Convegno al Canottieri Roma
Convegno al Canottieri Roma

“Trump! E adesso?” Un titolo, una provocazione, ma soprattutto un tema fondamentale. Come fondamentale è l’aspetto presentato da quel sottotitolo: “Come cambiano le relazioni fra Europa e USA”. A parlarne, al Circolo Canottieri Roma, sono stati sette illustri relatori. E in quei sette interventi alcune parole si sono ripetute, quando il dibattito è caduto sulle prospettive: rivoluzione, minaccia, speranza, ma anche “conflitti”, ossia quel dibattito sempre aperto tra Donald Trump e il Vecchio Continente. I conflitti spaventano, la speranza affascina e intanto si trattiene il fiato in attesa di ciò che accadrà oltreoceano.

A introdurre i lavori, coordinati dalla giornalista Katherine Wilson, Pierciro Galeone, presidente di Prodemos – Associazione di cultura politica e di governo organizzatrice dell’evento e il Sottosegretario al Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Angelo Rughetti. Quest’ultimo ha toccato tutti gli argomenti principali: dalla Brexit alla controversa elezione proprio di Donald Trump. Dunque la politica estera del miliardario prestato alla Casa Bianca, passando per le sue posizioni sull’Accordo di Parigi, i suoi rapporti con Putin, l’intesa con il Regno Unito e Theresa May. Ma anche i timori sull’esportazione del “trumpismo”, che può contribuire ad accelerare un’altra rivoluzione, questa senz’altro più facile da prevedere: i successi di leader populisti nel Vecchio Continente come Marine Le Pen.

“Le incertezze sono tante, ma la rivoluzione, statene certi, è cominciata”, ha assicurato il giornalista de “Il Foglio” Mario Sechi, illustrando quella che secondo lui è stata la schiacciante vittoria di Trump alle Presidenziali USA. Una vittoria costruita nelle zone rurali degli States piuttosto che nelle grandi città, dove invece si è imposta la Clinton. Sechi ha poi parlato dei tanti “falsi miti” del giornalismo mondiale che vede nel nuovo presidente una minaccia per gli equilibri internazionali e la stabilità dei mercati, riportando dati sull’economia stelle-e-strisce che parrebbero invece anticipare una svolta. Dunque speranza.

Dati contestati, però, dal Chapter Chair Democrats Abroad-Rome, Matthew Montavon: “Le aree in cui Trump ha vinto, citate da Sechi, non rappresentano il polmone produttivo del Paese che, anzi, guarda le decisioni del presidente con ansia. Non certo con attesa”. Ricordando poi quelli che ha definito “i primi disastri” del tycoon, come l’atteggiamento nei confronti dell’Accordo di Parigi sul clima o dei traffici economici con la Cina.

A fare da “paciere” tra Sechi e Montavon, il giornalista ex Direttore de “L’Unità” Peppino Caldarola che ha prospettato un bivio. “Potremmo essere di fronte a una fase oscurantista, che potrebbe durare diversi lustri, oppure allo scatenarsi di una spinta illuminista inevitabile per uscire dall’oblio”.

Curioso l’inizio dell’intervento di Pier Ferdinando Casini. Il Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato ha buttato infatti lì un’altra provocazione, un paragone tra la sindaca di Roma Virginia Raggi e il protagonista della conferenza: “Guardate che sono due fenomeni figli dello stesso malumore”. Altro paragone, quello con Berlusconi: “La fenomenologia del voto che ha portato all’elezione di Silvio Berlusconi, prima, e Donald Trump, poi, è praticamente identica”. Ma quanto alla conclusione, Casini ha quasi presagito un fuoco di paglia: “Ha promesso molte cose, anche incredibili. E non so quanto riuscirà a realizzare di tutto ciò”.

Altro stato d’animo per il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Benedetto Della Vedova, secondo il quale proprio l’Europa deve trovare la scossa. “L’Unione Europea deve restare un baluardo nei confronti delle possibili conseguenze dell”America First’ trumpiano. E per farlo necessita di ritrovare la giusta coesione”.

Presente a sorpresa, in sala, anche il Sottosegretario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, che ha offerto il proprio contributo parlando per il proprio settore. “La partita principale si terrà sul commercio globale – ha detto – E la politica non riesce a fare i conti con la globalizzazione”. “Trump! E adesso?” L’Europa aspetta.