di Alessandro Tozzi
Si può raccontare Spagna-Francia semifinale degli Europei in molti modi.
Una partendo dai due allenatori. Deschamps 55 anni, sulla panchina della Francia dal 2012, che ha vinto tutto in carriera, compresa una serie B con la Juventus; De La Fuente, 63 anni, sulla panchina della Spagna dal 2022 dopo qualche anno a Bilbao e molti anni nelle giovanili, che fin qui ha vinto solo con i ragazzi. Il primo gioca un calcio attendista, sapendo di avere davanti il giocatore più forte del mondo, la rosa di giocatori più forte del mondo e perfino la lista degli esclusi più forte del mondo; il secondo, dopo anni di scuola spagnola legata al tiki taka di guardioliana memoria, lo ha innovato, ha trovato Rodri che è uno Xavi moderno ha messo come ali due ragazzini e li fa giocare molto bene, almeno fino a che hanno la palla loro (fermo restando che se ce l’hanno loro e tu sei l’Italia, la palla la vedi all’inizio dei due tempi e quando ti segnano).
Stasera Yamal (17 anni da fare sabato) fa un gol, peraltro a un grande portiere come Maignan (è bellissima un’immagine con un tifoso della Francia già con le mani nei capelli col pallone ancora in aria, che Maignan sfiora), che ci riconcilia col calcio, ma non basta essere stato tenuto a battesimo da Messi, come abbiamo scoperto con delle foto d’annata, per essere grandi. E non basta essere forti, bisogna anche che qualcuno ti faccia giocare, come sta facendo De La Fuente, che ha capito la grandezza di questo ragazzo sedicenne, che esce prima dal campo perchè in Germania il lavoro minorile non consente di lavorare dopo le 23 (da questa cosa capisci per intero pregi e difetti della Germania tutta).
Quando il Barcellona mandò via Messi perchè non poteva più pagargli l’ingaggio, per curiosità mi andai a vedere le ultime loro campagne acquisti, piene zeppe di giocatori strapagati e che avevano clamorosamente fallito nei blaugrana, creando il buco di bilancio nonostante una squadra che per 10 anni aveva fatto grandi cose, grazie anche ai giocatori della cantera pian piano venuti meno: Puyol, Piquet, Messi, Busquets, Xavi, Iniesta. Negli anni successivi, quelli della grandeur, con l’attacco Messi Suarez Neymar, con dietro Xavi e Iniesta, una roba da dover avere almeno 2 palloni in campo, la cantera era andata in vacanza, l’unico giocatore aggregato alla prima squadra era Sergi Roberto, una riserva.
Dopo il tracollo finanziario, il Barcellona ha risfornato una serie pazzesca di talenti incredibili, non passa mese che grazie anche a Xavi non esordisca in Liga qualche talentuoso ragazzino sedicenne che dalla prima palla che tocca capisci subito sia destinato a grandi cose; Ansu Fati (quasi vecchio coi suoi 22 anni) , Pedri. Gavi, Yamal, Fermin Lopez, Cubarsì, la nuova spina dorsale di una Spagna che ci indica la direzione: calcio totale, fantasia, tecnica, anche senza avere i fenomeni di Guardiola coi loro ingaggi miliardari.
Delude la Francia (che di squadre per partecipare all’Europeo ne avrebbe tre, e una quarta sarebbe fatta di giocatori nati in Francia che sono andati a far parte delle Nazionali dei loro padri), probabilmente Deschamps lascerà, magari a Zidane da molto tempo fuori dal giro, con Mbappè fuori giri, un attacco poco pericoloso (con Giroud e Griezmann che entrano a 15 dalla fine: ma chi ce li ha 700 gol in panchina così? Nell’Italia entravano Retegui e Raspadori…), un centrocampo poco fantasioso. Non è bastata la difesa, ottima fin qui, ma contro quel gol di Yamal che ci vuoi fare?
Chiudo con una battuta provocazione, che ho avuto dopo 20 minuti di gara: la Spagna sembrava una squadra di Spalletti.
Era l’Italia che non sembrava una squadra…

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