di Efisio Collu
Sono talmente tanti i frammenti della vita di Diego Armando Maradona che davvero c’è l’imbarazzo della scelta per cominciare a raccontarlo. C’è la sua vita sregolata lontano dal terreno di gioco e perfetta in campo, terreno dove si divertiva come un matto col pallone fra i piedi. C’è la “mano de Dios” nel gol prodotto contro gli inglesi nel 1986 e c’è quell’imprecazione indirizzata agli italiani prima della finale del mondiale 1990, antagonista la Germania, e noi, popolo azzurro deluso per essere stati eliminati proprio dalla Albiceleste, a fare il tifo per i panzer. Roba da non crederci, come quell’infinità di gol che in questi giorni sono stati mandati a raffica dalle televisioni, che poi chiamarli gol pare perfino una diminutio, visto e considerato che erano perle preziose. Come un gol segnato alla Lazio con un tiro da distanza siderale, o la punizione vincente inflitta a Tacconi, oppure la capocciata-gol per anticipare il portiere del Milan. Maradona è l’oro e la rivincita di Napoli, la gioia e le lacrime del popolo argentino, è quel “Life is life” che accompagna il suo allenamento prima della finale di coppa Uefa. E’ stato detto e scritto di tutto in questi giorni, servirebbe una Treccani per incastonare tutti i discorsi fatti dal giorno della sua morte fino a questa sera. E’ stato una sorta di eroe dei due mondi, un pò come Garibaldi, condottieri in Europa e in Sudamerica. Riposa in pace, adesso, Diego.